Abbiamo evoluto la subacquea, o no?

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  • #46
    C'è poco da fare: il costo fa selezione. Io ho iniziato a fare immersioni che ero già maturo, con una posizione lavorativa e un reddito certo, senza figli da sostenere e con una compagna economicamente autonoma. E fare subacquea costava comunque molto meno di quanto costa ora.
    Se chiudo gli occhi e immagino le situazioni tipo dei 3/4 diving che frequento abitualmente, l'età media dei subacquei è nettamente sopra i 40/45, ma forse anche 50. Di ragazzi tra i 20 e i 30 anni che fanno subacquea, letteralmente non ne conosco. Ma non credo nemmeno di 35.
    Vero, chi la pratica ha tanta passione, ma se non c'è ricambio tra poco non ci sarà nemmeno più utenza.

    Ci sono poi fattori che hanno a che fare con le mode e l'appeal che un'attività ha e poi magari perde. Riporto un episodio della scorsa estate. Mi trovavo a Sharm, dove sono tornato dopo qualche anno di assenza. Pieno di barche Daily, ma tutte piene di gente che andava a fare il bagno alla c.d. "isola che non c'è", quel banco di sabbia che scompare e riappare con le maree. Il Rais della barca su cui ero, uno che conosco da anni e che da quanto so lavora nel settore da molto prima, mi raccontava pieno di delusione e di rassegnazione che se prima quel tipo di barche era per l'80% destinato ad attività sub - la classica giornata da tre tuffi - oggi sì e no sono il 20%, il resto è gente che va a fare il bagno e che al massimo si mette la muta e l'attrezzatura per fare il battesimo del mare come foto opportunity da condividere sui social e poi fine.
    “Call me Ishmael. Some years ago - never mind how long precisely - having little or no money in my purse, and nothing particular to interest me on shore, I thought I would sail about a little and see the watery part of the world."

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    • #47
      Ehi...qui abbasso un po' l'età media della statistica piuttosto triste! Ho 38 anni, mi immergo sempre e senza lunghe interruzioni (non più di un paio di mesi) da quando ne avevo 13 . E ricordo ancora le grosse classi, le grosse imbarcazioni piene,i viaggi con gruppi di 30 persone. Questi ultimi li ho visti anche negli ultimi anni, ma pochi erano italiani.
      Condivido l'idea che a monte del "problema" ce ne sia uno sociale abbastanza grave, e pazienza se "non capire" le ultime generazioni equivale -forse- ad iniziare a farsi vecchi.
      Ma nell' ultima stagione in diving ho avuto allievi open entro i 25-27 anni, e portato in acqua per il battesimo del mare molta gioventù nella fascia 12-35 anni.
      Il punto è che poi il tutto rimane confinato al clima delle vacanze: anche per ragioni ambientali/geografiche.
      Un po' fuori moda, ahimè, l'approccio "avventuroso" al mare di chi si è appassionato alle storie di Bucher, Roghi, Cousteau o Walter Bonatti.

      CACCIATORI DI RETI FANTASMA

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      • #48
        Mi piace moltissimo scendere quando lo scandaglio indicato un fondale che mi piace. L'idea di non sapere cosa ci sarà. Oggi però, al contrario di chi ha sognato con Roghi Bucher ecc, questo modo di fare è visto come poco ortodosso.

        Inviato dal mio SM-G970F utilizzando Tapatalk

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        • #49
          "Noi" diving poggiamo su un peccato originale:

          Le vostre aziende, o quelle per cui lavorate, siano pubbliche o private, potrebbero reggersi su una struttura che prevede, almeno, 2 dipendenti ogni 5 clienti?
          Credo di no.

          Per trovare una struttura con rapporti simili, bisogna andare in un ristorante stellato, e i prezzi non sono quelli di MC Donald's.

          Buona parte della colpa è degli stessi diving, per 30 anni attentissimi a creare solo sub guida-dipendenti, spacciandola (o confondendola) per fidelizzazione.
          Tanto che proporre immersioni in autonomia è diventata quasi un'eresia.

          Chiaro che i costi lievitano, almeno metà di quello che pagate è forza lavoro.
          Oppure non li si paga, oppure li si fa dormire in 6 in un sottoscala, oppure vi accontentate del servizio che c'è, anche la parte che non vedete: filtri, controlli del gas, revisioni comprese.
          Ultima modifica di blu dive; 15-01-2026, 13:23.
          www.bludivecenter.com

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          • #50
            verissimo blu, ogni attività ha il suo bello e il suo brutto.
            esempio : studi medici con 4 5 dottori della mutua dentro e una segretaria. perchè una sola : perchè non è importante la professione che si svolge ma i soldi. i dottori della mutua non sono precisamente paria sociali eppure non arrivano a grattarsi le ginocchia perchè il braccino è corto.
            diving : non hanno grossi margini avendo spese elevate. conseguenza : troppi diving gestiti da benestanti di papà che il mare poco conoscono, ma c'hanno la laurea in infiammazione dell'endotelio cinque anni in una settimana.
            quelli seri, ci sono eccome, devono però combattere non poco.
            che manca: - una vera associazione di categoria - un vero luogo di ritrovo
            che fare : una vera associazione di categoria - un vero luogo di ritrovo

            oggi gira na roba che mi fa male: vedere consigliare,per la gestione ottimale della deco, l'uso dello scooter. e con questo altri vari ammenicoli vari e assortiti.
            lo scooter è attrezzo meraviglioso per la subacquea, ma non è facendo marchette per questa o l'altra casa che si fa il bene e, soprattutto, lo sviluppo della subacquea
            ......lasciami l'orgoglio di essere solo un uomo...

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            • #51
              Ma infatti Blu Dive , alla fine si fa il cosiddetto conto della serva ! Pochi diving vedo negli ultimi anni lavorare tanto con tante uscite nella stessa giornata. È chiaro che chi non lavora o lavora poco chiude bottega. I motivi non li conosco, ma è vero che tanti hanno chiuso.

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              • #52
                Originariamente inviato da blu dive Visualizza il messaggio
                "Noi" diving poggiamo su un peccato originale:

                Le vostre aziende, o quelle per cui lavorate, siano pubbliche o private, potrebbero reggersi su una struttura che prevede, almeno, 2 dipendenti ogni 5 clienti?
                Credo di no.

                Per trovare una struttura con rapporti simili, bisogna andare in un ristorante stellato, e i prezzi non sono quelli di MC Donald's.

                Buona parte della colpa è degli stessi diving, per 30 anni attentissimi a creare solo sub guida-dipendenti, spacciandola (o confondendola) per fidelizzazione.
                Tanto che proporre immersioni in autonomia è diventata quasi un'eresia.

                Chiaro che i costi lievitano, almeno metà di quello che pagate è forza lavoro.
                Oppure non li si paga, oppure li si fa dormire in 6 in un sottoscala, oppure vi accontentate del servizio che c'è, anche la parte che non vedete: filtri, controlli del gas, revisioni comprese.
                Le tue osservazioni sono sempre molto ben argomentate e centrate. Hai pienamente ragione, comprendo perfettamente il tema e condivido: se i ricavi non superano i costi l'impresa non regge e se i costi sono alti i pezzi devono esserlo di più.

                Forse però hai centrato un altro punto: le immersioni in autonomia, che se fai Tec dovrebbero essere la normalità, ma in ambiente "Rec" (perdonatemi la classificazione con tutti i limiti che conosciamo) non sono considerate come un'opzione facilmente "vendibile". Abbatterebbero i costi e con questo i prezzi, non c'è dubbio.

                Certo, se non si formano subacquei che tendano all'autonomia, capaci, consapevoli e sicuri le immersioni in autonomia non le vendi. Io faccio foto sub, a me la guida e il gruppo danno quasi fastidio, ma pago il servizio full anche perché qui da noi o hai la tua barca/gommone o i tuffi non li fai.

                Rimane però il tema: la subacquea, per come è impostata oggi è un'attività di nicchia, per appassionati con soldi da spendere.
                “Call me Ishmael. Some years ago - never mind how long precisely - having little or no money in my purse, and nothing particular to interest me on shore, I thought I would sail about a little and see the watery part of the world."

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                • #53
                  Originariamente inviato da Ishmael Visualizza il messaggio
                  Rimane però il tema: la subacquea, per come è impostata oggi è un'attività di nicchia, per appassionati con soldi da spendere.
                  Quale sport, un minimo tecnico, non lo è?

                  E non è (solo) una domanda retorica.
                  www.bludivecenter.com

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                  • #54
                    Originariamente inviato da Ishmael Visualizza il messaggio


                    Forse però hai centrato un altro punto: le immersioni in autonomia, che se fai Tec dovrebbero essere la normalità, ma in ambiente "Rec" (perdonatemi la classificazione con tutti i limiti che conosciamo) non sono considerate come un'opzione facilmente "vendibile". Abbatterebbero i costi e con questo i prezzi, non c'è dubbio.
                    Certo, se non si formano subacquei che tendano all'autonomia, capaci, consapevoli e sicuri le immersioni in autonomia non le vendi. Io faccio foto sub, a me la guida e il gruppo danno quasi fastidio, ma pago il servizio full anche perché qui da noi o hai la tua barca/gommone o i tuffi non li fai
                    Io mi reputo un subacqueo autonomo, non ho problemi a immergermi da solo e a ritrovare la catena. Il "mio" mare è la liguria per ragione logistiche. Al porco di Portofino o all'isola Gallinara scendo per i fatti miei o guido il gruppo dei soci del mio club, conosco i siti d'immersione le profondità e più o meno cosa far vedere.

                    Dovessi andare, come ho fatto, a fare tutti altrove (ho fatto elba e lampedusa per esempio lo scorso anno) la guida davanti che mi indica la strada migliore mi fa comodo, che ne sono mi viene in mente un punto sull'isola di bergeggi che scendendo sul corpo morto si tiene parete DX dovessi andare SX sempre bello ma di la molto meglio.

                    Riguardo invece i giovani, devo dire che negli ultimi 2/3 anni abbiamo avuto al club un abbassamento di età: qualche ragazzo 25/30 anni è arrivato.
                    Purtroppo poi a frequentare ne sono rimasti meno della metà, preso il brevetto ci hanno salutato
                    Ultima modifica di coffy84; 15-01-2026, 17:07.

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                    • #55
                      Qualche diving che lascia immergere i ricreativi autonomamente c'è, anche se nei suddetti diving non ho visto molti subacquei sfruttare questa possibilità.

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                      • #56
                        Originariamente inviato da coffy84 Visualizza il messaggio

                        Io mi reputo un subacqueo autonomo, non ho problemi a immergermi da solo e a ritrovare la catena. Il "mio" mare è la liguria per ragione logistiche. Al porco di Portofino o all'isola Gallinara scendo per i fatti miei o guido il gruppo dei soci del mio club, conosco i siti d'immersione le profondità e più o meno cosa far vedere.

                        Dovessi andare, come ho fatto, a fare tutti altrove (ho fatto elba e lampedusa per esempio lo scorso anno) la guida davanti che mi indica la strada migliore mi fa comodo, che ne sono mi viene in mente un punto sull'isola di bergeggi che scendendo sul corpo morto si tiene parete DX dovessi andare SX sempre bello ma di la molto meglio.

                        Riguardo invece i giovani, devo dire che negli ultimi 2/3 anni abbiamo avuto al club un abbassamento di età: qualche ragazzo 25/30 anni è arrivato.
                        Purtroppo poi a frequentare ne sono rimasti meno della metà, preso il brevetto ci hanno salutato
                        Ho lavorato un po' in egitto con francesi e tedeschi (mai con italiani) all'inizio di questo secolo.
                        La guida aveva il compito di fare un briefing serio e tutti in acqua a coppie.
                        Su più di 600 tuffi, forse 20 volte qualcuno ha chiesto la guida.
                        L'anno scorso sono stato a Cavalaire Sur Mer, ho fatto 2 chiacchiere con i colleghi locali che si occupano di subacquea rec.
                        Anche lì, qualche scuola ha le proprie guide, ma per la maggior parte in acqua in coppia o come previsto da cmas.
                        I diving hanno le guide, ma il rapporto sub/guida, rispetto all'Italia è ridicolo.

                        Facciamocele 2 domande, noi diving, ma anche le scuole "di città" .
                        Ultima modifica di blu dive; 15-01-2026, 17:31.
                        www.bludivecenter.com

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                        • #57
                          Originariamente inviato da blu dive Visualizza il messaggio

                          Ho lavorato un po' in egitto con francesi e tedeschi (mai con italiani) all'inizio di questo secolo.
                          La guida aveva il compito di fare un briefing serio e tutti in acqua a coppie.
                          Su più di 600 tuffi, forse 20 volte qualcuno ha chiesto la guida.
                          L'anno scorso sono stato a Cavalaire Sur Mer, ho fatto 2 chiacchiere con i colleghi locali che si occupano di subacquea rec.
                          Anche lì, qualche scuola ha le proprie guide, ma per la maggior parte in acqua in coppia o come previsto da cmas.
                          I diving hanno le guide, ma il rapporto sub/guida, rispetto all'Italia è ridicolo.

                          Facciamocele 2 domande, noi diving, ma anche le scuole "di città" .
                          Istruttori chioccia che vogliono tenere sotto la loro cappella i proprio allievi.

                          Allievi che gli piace farsi portare per mano per il resto della vita.

                          Diciamo che i Francesi sono più libertini forse hanno sentito meno l'influenza delle didattiche Americane?


                          http://profondeemozioni.blogspot.com...V5SQJ1vZvQ6WZR
                          http://profondeemozioni.blogspot.com/

                          Commenta


                          • #58
                            mi associo a quanto dice paolinus.
                            i francesi sono più libertini ed essenziali nel rapporto con l'immersione. sono più legati al loro bene. nei diving sono più marinai.
                            hanno meno istruttori chioccia. fermo restando che i nostri "chioccia" sono un po' troppo innamorati di gratuità, pranzi, alberghi. i costi lievitano se in una bocca ci sono 64 denti al posto dei 32 in avorio.
                            ......lasciami l'orgoglio di essere solo un uomo...

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                            • #59
                              Originariamente inviato da paolinus Visualizza il messaggio
                              sentito meno l'influenza delle didattiche Americane?
                              Probabile.
                              Però è una cosa molto italiana.
                              Il brevetto PADI OPEN WATER è un brevetto che abiliterebbe ad immersioni in autonomia.

                              Anche i francesi hanno le loro fisime, ma non questa, o non così marcata.
                              www.bludivecenter.com

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                              • #60
                                Originariamente inviato da blu dive Visualizza il messaggio

                                Quale sport, un minimo tecnico, non lo è?

                                E non è (solo) una domanda retorica.
                                Ok, ci sto, però allarghiamo il discorso. Non possiamo pensare di lasciare che la subacquea sia solo appannaggio di chi si addobba di bombole e va a 80 mt o di chi spende qualche millino per fare foto: quest'utenza "altospendente" non regge il mercato e non tiene in piedi il sistema, che infatti pare vada accasciandosi su se stesso.

                                Se, invece, vogliamo che sia qualcosa da cui quelli come te ci possano tirare fuori da vivere in serenità e gli utenti divertirsi, occorre allargare il c.d. "parco buoi" (come si chiamavano una volta i pochi investitori di Borsa in Italia), e la subacquea deve (tornare ad) essere un'attività con una soglia di accesso più bassa e soprattutto facile da continuare a praticare dopo il primo "morso".

                                Quello che serve sono i grandi numeri, che fanno fare le economie di scala, che creano competizione, che alzano il livello medio e abbassano costi e prezzi e danno più soddisfazione ad operatori e utenti. E' un circolo virtuoso che si è inceppato una ventina di anni fa e che occorrerebbe rimettere in moto.

                                Sono banalità, mi rendo conto, ma il punto secondo me è questo.
                                “Call me Ishmael. Some years ago - never mind how long precisely - having little or no money in my purse, and nothing particular to interest me on shore, I thought I would sail about a little and see the watery part of the world."

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