Originariamente inviato da dsat
Questa mattina, all'alba ero in acqua, zero gradi fuori, 14 sotto, fatte le prove che dovevo, mi son trovato a girovagare per un'oretta e mezza nell'acqua color cappuccino.
Mi era rimasta in testa la frase di cui sopra, devo ammettere, ci sono rimasto un po' male sul momento, senza sapere bene perché.
In acqua, come sempre, mi si accelerano i neuroni e, piano piano, ho capito perché mi aveva colpito: potenzialmente ha ragione.
Le motivazioni sono più o meno queste.
La mia generazione (diciamo i sub attivi, nati tra il 1970 e il 1980, poco più poco meno) ha visto il modo in cui, quella precedente, sia stata spazzata via dalla generazione DIR, una nuova e (soprattutto) numerosa stirpe di subacquei che, scontrandosi con procedure anche decompressive, che ritenevano non adatte, le hanno cambiate.
Parlando di subacquea tecnica, si è passati dalle tabelle, ai primi computer, ai programmi per pc, alla ratio deco, al mantra dell'oxygen window, alla vittoria (numerica al momento) di sistemi basati su Buh GF.
Credo sia palese che ci sia stata un'evoluzione. Ma è un'evoluzione intesa come miglioramento o solo adattamento a ciò che ha funzionato?
Cerco di spiegarmi.
A dispetto di quella precedente, questa generazione, non ha avuto un ricambio, tanto meno un ricambio numericamente valido.
Per ogni subacqueo tec del 1990, ce ne sono stati 10 nel 2000 (invento i numeri, è per dare un'idea), ma oggi, per ogni subacqueo della mia età, i sub nati intorno al '90, sono pochissimi, statisticamente irrilevanti.
Parlando di decompressione, non possiamo non tener conto del fatto che, i sistemi che usiamo, funzionino non perché selezionati come migliori, ma semplicemente perché tutti quelli (sub) per cui non erano adatti hanno smesso, fanno altro.
Nello stesso tempo, non c'è una nuova generazione che convalidi o invalidi quello che attualmente facciamo e diciamo.
I dati del passato erano i nostri, quelli del presente... pure.
C'è la possibilità che sia la popolazione subacquea ad essersi evoluta (proprio in senso darwiniano, sopravvive il più adatto), piuttosto che aver evoluto sistemi realmente universali e migliori.
Basta vedere come ci aggrovigliamo, spesso senza motivazioni serie, su argomenti tutto sommato banali. Segno che non c'è un riferimento terzo (che so, un algoritmo che ha dimostrato senza ombra di dubbio d'essere meglio degli altri), ma che proiettiamo ciò che per noi va bene a valore assoluto.
Non solo non ci troviamo d'accordo, ma temo che spesso ci sia lo scontro, proprio perché non ci capiamo, usiamo termini che crediamo di valore assoluto, ma che in realtà sono filtrati dalla nostra personale esperienza.
Faccio un esempio, se ci chiedessimo: cosa vuol dire che un sistema decompressivo è più conservativo di un altro?
Probabilmente salterebbero fuori una decina di definizioni, apparentemente simili, ma in realtà, scava scava, differenti nel lato pratico.
Se, a parità di tutto il resto, usassi un GF 80/80 e il mio buddy 90/90, saremmo d'accordo nel definire il mio un profilo più "conservativo".
Ma se saltasse fuori il sub con un GF30/70, comincerebbero a saltare fuori termini come "troppo conservativo" o addirittura "penalizzante".
Nello stesso tempo tutti noi avremmo difficoltà a definire con precisione qual è il limite tra conservativo e penalizzante, o troppo poco conservativo.
O meglio, lo faremmo usando come parametro ciò che facciamo noi.
Se io, dsat e un GUE della prima era, dovessimo parlare di profondità media all'uscita dell'immersione, probabilmente andremmo a cozzare, per lo stesso motivo.
La media è la media, è un'espressione matematica, eppure in questo specifico contesto prende accezioni differenti, perché differente è la forma, l'approccio mentale con cui ci si arriva.
Probabilmente, finché questa (mia) generazione non leverà le tende, non lo sapremo, sempre che ci sia una nuova platea di subacquei tecnici sufficientemente numerosa e sufficientemente preparata per evolvere (in senso di migliorare).
Staremo a vedere.







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