Emergenze subacquee: quali sono le vostre esperienze?

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  • Emergenze subacquee: quali sono le vostre esperienze?

    Ciao a tutti,

    È da un po' che leggo e rileggo vecchie discussioni nel forum, dove a volte vengono fuori racconti interessanti di emergenze subacquee che vi sono capitate, sia cose relativamente "gestibili" (erogatori che vanno in continua, stagne allagate, rottura della torcia al buio), sia più rischiose (perdita della zavorra durante decompressione, perdita dell'erogatore e panico del compagno che si lancia in superficie, pedagno sparato male con la sagola che si incastra e porta al pallonamento, etc. etc.).

    Mi piacerebbe raccogliere in questo thread quali sono state le vostre esperienze reali di momenti problematici in immersione, e soprattutto come li avete gestiti (o come li ha gestiti il vostro compagno e/o gli altri compagni di immersione); ovviamente non parlo solo di emergenze che avete vissuto su di vuoi ma anche quelle che avete visto accadere.

    Non parlo in questo caso di incidenti veri e propri, dove a volte si aggiunge la sfiga (e che spesso sono ben coperti anche sul blog della DAN), ma tutte quelle emergenze minori a cui magari non si dà peso finché non succedono davvero; o che magari non sono neanche trattati nei vari corsi avanzati e non.

    Per fare qualche esempio, mi sono sempre chiesto cose come: che succede se ci sono 7 gradi, mi si allaga la stagna, e devo farmi 20 minuti di decompressione prima di uscire? Che succede se a causa di una pinnata mi si rompe la maschera, perdo l'erogatore e magari vado nel panico rischiando di aspirare acqua? O ancora, vedo il mio compagno che inizia a sprofondare per qualche problema, quanto tempo avrei per lanciarmi pinneggiando verso il basso, raggiungerlo e tirarlo su dalla bombola?
    E tante altre che forse sono anche troppo irrealistiche da pensare, ma magari succedono davvero.

  • #2
    Distinguiamo fra seccature ed emergenze
    un computer che si guasta,un gav con il vis che si blocca, un erogatore che fa passare acqua una torcia allagata, impigliarsi in una lenza o in uno spezzone di rete o una corrente improvvisa sono seccature che si risolvono con attrezzatura ridondante, l'aiuto di un compagno di immersione valido o da soli restando tranquilli
    Le emergenze sono quelle situazioni in cui ci si puo' fare del male.
    Ho avuto una volta un forte rallentamento mentale durante una ummersione in solitaria intorno a 70 metri in un punto isolato abbastanza distante da riva. Me la sono cavata risalendo di gav ed alleggerendo la profondita' di una ventina di metri, dandomi del pirla per quaranta minuti durante la deco
    Il giorno successivo ci sono tornato e tutto e' andato benissimo senza fastidio alcuno.
    Misteri della subacquea
    In quel punto credo di essere stato almeno una sessantina di volte da solo o in compagnia senza che la profondita' mi abbia mai creato problemi evidenti
    Elementi di seccatura o di emergenza si risolvono anche selezionando i compagni di immersione ed agendo direttamente alla radice del problema. Il ripetersi di criticita' non e' casuale
    Cordialmente
    ​​​​​​​Paolo
    Paolo

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    • #3
      Ciao, ultimamente mi sono trovato a dover respirare da un erogatore allagato per una buona ventina di minuti di decompressione: un filo di nylon di una rete era entrato sotto la membrana e non c'era verso di smuoverlo. Avrei dovuto smontare il coperchio del secondo stadio, ma ci sarebbe voluto un cacciavite. Allora piano piano,respirando e spurgando ogni paio di atti, sono riuscito. Ma ho dovuto fare un grande lavoro sull'istinto, anche se un po' di esperienza (e buona sorte, altroché) mi ha aiutato a rimanere in possesso della situazione.
      In acqua a 7 gradi (mai stato, per ora) immagino che cercherei di ottimizzare il piú possibile la decompressione con le miscele adeguate. Pensando a una tappa di 20' prima di uscire (supponendo che l'immersione sia pianificata ad aria), conterei su una buona bombola di ossigeno. Questo per ottimizzare i tempi e si, nel caso disgraziato di un allagamento , uscire prima ma comunque sano.
      CACCIATORI DI RETI FANTASMA

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      • #4
        Un kit di riparazione subacquea da portare con se a mo di potente amuleto contro la malasorte.
        Nel mio kit salva immersioni c'e' una pinza in inox tipo coltellino svizzero che potrebbe stare in una tasca.
        una volta mi si e' staccato il vis dal corrugato in condizioni abbastanza seccanti e sono riuscito a rimontarlo. Una fascetta avrebbe risolto meglio il problema
        Ciao
        Paolo
        Paolo

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        • #5
          paolo55 non mi ci vedo a smontare il coperchio del Jetstream sott'acqua... ho provato a smuovere la membrana dall'esterno con un pezzo di lenza spessa, ma non serviva. Fuori, ovviamente, tutta un'altra storia. E ora funziona benissimo.
          CACCIATORI DI RETI FANTASMA

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          • #6
            Scherzavo. Non ci si puo' certo portare in tasca un armadio di balocchi.
            Al momento del bisogno so bene che in acqua si cerca di fare di tutto ma c'e' un limite oltre il quale non si riesce ad andare
            Cordialmente
            Paolo
            Paolo

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            • #7
              Tra "seccature" ed "emergenze" non saprei in effetti come poter andare a differenziarle in maniera netta, anche perché credo che ci sono comunque delle seccature che possono in un attimo diventare emergenze.

              Avevo letto forse proprio qui sul forum di un caso dove c'era il compagno che per qualche motivo aveva perso l'erogatore (o forse gli era saltata la maschera, e istintivamente ha ispirato dal naso cominciando a tossire), e tenendo la bocca chiusa si era lanciato verso la superficie dai 30m.
              Se da un lato è una seccatura la perdita dell'erogatore o della maschera, dall'altra potrebbe essere un'emergenza drammatica lanciarsi trattenendo il respiro in superficie nel panico.

              Lo stesso potrebbe essere per il VIS bloccato in gonfiaggio, a 40 metri con il Gav gonfio al massimo se non si ha prontezza di riflessi è un attimo finire a pallonare.

              Sul secondo stadio dove trafila acqua interessante, ma a quel punto non avrebbe avuto più senso respirare dall'altro secondo stadio e terminare con calma la decompressione?

              Altre emergenze/seccature che mi vengono in mente sono i casi di black-out e/o narcosi pesante, con magari il compagno che perde conoscenza all'improvviso e bisogna capire come "risvegliarlo"; non mi è mai capitato nulla di simile ma immagino che sarebbe forse una delle cose che potrebbero davvero generare il panico.

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              • #8
                Con il vis del gav me ne sono capitate diverse.
                Dal blocco in carico al distacco dal corrugato
                Due o tre volte ho staccato la frusta proseguendo a bocca come da corso basic mentre un paio di volte il distacco e' avvenuto col botto intorno ai 50 metri.
                ​​​​​​​L'ultima volta ero solo, mi e' venuto in mente RANA e quanti chili inutili avevo eventualmente addosso
                Mi veniva da ridere ridSe si parla di panico non c'e' piu' da ridere e siamo in un contesto tragico dove si rischia di farsi male parecchio
                Il confine tra seccatura e pericolo e' molto ampio e la reazione di panico non dovrebbe esistere.
                Si dovrebbe restare sempre in area di comfort ed in compagnia di gente fidata
                Black out e narcosi pesanti sono per lo piu' conseguenze di comportamenti borderline quando si usa troppo la testa degli altri e si vogliono ignorare i propri disagi
                Ciso
                ​​​​​​​Paolo
                Paolo

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                • #9

                  Tirato per i capelli dal buon paolo55 , anche se sono calvo - intervengo e provo a dire la mia sulla base delle mie esperienze.
                  Ovviamente è solo il mio punto di vista e per tanto non rappresenta un esempio di verità ma un insieme di spunti di riflessione, criticabili ed opinabilissimi.

                  Io distinguo due famiglie di "eventi".

                  La prima:
                  sono i "problemi" di qualsiasi natura che succedono spesso ma che rimangono all'interno di quello che è comunque gestibile.
                  Sicuramente incidono sulla qualità dell'immersione, danno fastidio, ma non vanno oltre ...., nel senso che non sono mai diventati elementi che hanno rappresentato un vero pericolo o come tali io non li ho mai avvertiti.
                  La rottura del VIS, mi è successo ho sganciato la frusta, la rottura della valvola del gav e va bene prendo atto che non funziona ma non è che mi fossi sentito perso.
                  La maschera che si allaga o si appanna in continuazione, fastidiosissima punto..
                  Un crampo, fastidioso, doloroso ma li finisce.
                  Il boccaglio dell'erogatore tagliato che fa entrare acqua, fastidioso sicuramente.
                  La pinna che si sfila o si rompe un lacciolo.
                  Un erogatore che trafila.

                  Tutto questo non ha mai rappresentato un vero problema di sicurezza fino a quando non succede in concomitanza con la seconda famiglia di eventi.

                  La seconda:
                  Sono quattro eventi per me veramente pericolosi di cui negli anni ho imparato ad avere molta paura, che non vuol dire che non li affronto ma quando percepisco che qualcosa dei seguenti eventi è presente tendo ad allarmarmi e mettermi subito in sicurezza.

                  - AFFANNO
                  - STRESS
                  - NARCOSI.
                  - INCONSAPEVOLEZZA DELLA SITUAZIONE.

                  Questi quattro fattori hanno rappresentato le situazioni più pericolose che io ho mai vissuto, avvolte accorgendomi del pericolo dopo l'immersione.

                  AFFANNO, è terribile, quelle volte che mi è capitato (per fortuna poche) ho avuto veramente paura di non farcela, l'affanno ti fa sbroccare gettandoti nel panico.
                  Non mi riferisco al fatto di avere un po il fiatone, mi è capitato di trovarmi in situazioni in cui non riuscivo a respirare e stavo facendo degli sforzi che dovevo continuare a sostenere ed è stato brutto veramente una brutta situazione.
                  Tanto che oggi come mi varia la respirazione mi viene paura e interrompo subito quello che sto facendo cercando di capire le cause che mi stanno facendo variare il ritmo della ventilazione.

                  - STRESS richiedere troppo al mio corpo, dalle mie forze o pensare di poter gestire il carico psicologico di determinate situazioni, o pensare che certe emozioni come la paura sono sempre gestibili.

                  - NARCOSI, c'è poco da dire, non esiste adattamento, ne siamo tutti soggetti, se subentra uno stress detona mandandoci in "blak out".
                  Ho avuto un brutto "blak out" a circa 58 metri al lago, sono stato soccorso, ma ero veramente bloccato, non ero in panico, anzi una sorta di stasi senza emozioni ma completamente distaccato dal momento e dalla situazione diciamo che non ero più nel "qui e nel quando" di quello che stavo facendo.
                  Un altra volta a -83 metri non mi sono reso più conto che continuavo a pinneggiare spingendomi sempre più in profondità fu un mio amico che mi prese e mi "svegliò" da quello stato di ipnosi.
                  In entrambi questi casi avevo perso il controllo del respiro e stavo penneggiando.

                  - INCONSAPEVOLEZZA DELLA SITUAZIONE, la cosa più subdola che può succedere ad un subacqueo, non percepire il potenziale pericolo, per tanti motivi, essere incauto, non avere un esperienza in grado di valutare correttamente la situazione, sopravvalutare le proprie capacità.
                  Volendo vedere è la radice comune anche dei problemi che ho vissuto con l'affanno e la narcosi, ma non solo.
                  A Palinuro mi sono cacciato in un camino verticale che da -20 metri circa mi ha portato dritto in superficie dentro una bolla chiusa da roccia, lo feci da solo e il camino era largo quel tanto che ci passavo appena. salii e scesi, per fortuna non si bloccò nulla qualche santo mi protesse.
                  Solo alla sera fuori quando ripensai a quello che avevo fatto mi resi conto di che immenso pericolo avevo affrontato senza neanche rendermene conto.
                  L'inconsapevolezza nel valutare un passaggio, una grotta, una corrente, l'inconsapevolezza della profondità e dei suoi reali problemi, il pensare che: ma si se il mio compagno sta male lo aiuto ma questo in un contesto di affanno è tremendamente difficile e pericoloso.

                  Per fortuna quando ho vissuto le situazioni della seconda famiglia non è mai successo problemi della prima famiglia che avrebbero potuto rappresentare la goccia che fa traboccare il vaso.
                  Ma questa è solo ed unicamente "fortuna".

                  Ebbene si, io sono stato molto fortunato nel mio percorso subacqueo, io, l'ho scritto spesso, potevo benissimo essere nelle tristi e tragiche statistiche, la differenza tra quelli che ci sono entrati e me è solo ed unicamente fortuna.

                  In quantistica si parla della sovrapposizione degli eventi, ossia un evento non è determinato e fino a quando non lo vai a vedere si trova in entrambe le condizioni, solo nel momento in cui si va a verificare, una delle due condizioni prevale.
                  Il famoso esperimento mentale del gatto Schrödinger, che fino a quando non apriamo la scatola è contemporaneamente vivo e morto.
                  Io ho aperto diverse scatole giocando inconsapevolmente con la subacquea e per un mero caso io sono vivo, ma non penso di essere l'unico, anzi ....

                  Ritengo pertanto che l'addestramento, la cultura subacquea e l'esperienza sono elementi imprescindibili per una reale sicurezza, perché ci mettono nelle condizioni di essere consapevoli dei momenti che si vivono sott'acqua.

                  Il problema non è uscire dalla propria zona di confort che è quasi inevitabile se un subacqueo sente di voler fare certe cose, il problema è affrontarle con il giusto grado di consapevolezza dei reali problemi e questo non è facile, ne scontato.

                  Tutto il resto è gestibile se succede all'interno di quanto viene insegnato e se rientra nella prima categoria di eventi.

                  La seconda categoria sono "scatole" in cui l'evento è in sovrapposizione ai tutti i possibili risultati pertanto non abbiamo certezza del risultato se non quando non lo viviamo .....

                  Dobbiamo fare in modo di prevenire questi scenari:
                  - prevenire l'affanno
                  - consapevolezza del reale peso della narcosi sempre presente
                  - consapevolezza dei reali e potenziali pericoli delle situazioni che affrontiamo sott'acqua

                  La pesata di per se non è un grosso problema fino a quando, tutto funziona bene e non ci causa affanno e stress.

                  I problemi gravi sono sempre il risultato di tanti eventi che agiscono ad unisono, alla cui base c'è l'incapacità del subacqueo di "vedere" la concatenazione di quello che sta succedendo.

                  L'affanno può succedere a tutti anche ai più esperti ergo è un problema da tenere sempre a mente anche e soprattutto quando tutto sembra sotto controllo.
                  La narcosi c'è sempre e comunque, non c'è adattamento.
                  Basta poco per sottovalutare una situazione e subire gli effetti di uno stress fisico o psichico che può superare le nostre capacità.

                  Oggi viviamo una subacquea dove è possibile fare quasi tutto perché per ogni attività anche la più estrema ci sono scuole e percorsi didattici che ci spiegano come fare, come prevenire i problemi, che attrezzature usare ecc, ecc o comunque ci mettono nelle condizioni di valutare correttamente i rischi..

                  Non ha più senso affrontare determinati scenari senza una reale preparazione e questo è il vero problema dei grandi e tragici incidenti subacquei.

                  Cordialmente
                  Rana






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                  • #10
                    cragene utilizzando il bibombola separato, ho l'esigenza di alternare la respirazione dalle due bombole. Nello specifico, erano entrambe piene a piú della metà. Si, forse rimodulando la decompressione (risalita a 10m/minuto, spostamento delle tappe fonde tutte dai 6 metri in su) avrei potuto finire con una bombola sola, ma sono riuscito ad attenermi al piano iniziale senza reali problemi. paolo55 in effetti una pinza tipo leatherman tutta inox potrebbe non guastare anche giú. Fammi capire, ma ti é scoppiata la bp del gav a -50?
                    CACCIATORI DI RETI FANTASMA

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                    • #11
                      Livio Cortese
                      Mi si e' staccato il vis dal corrugato. A quel punto il gav si svuota di botto.
                      Fa proprio un botto vicino all'orecchio dando sensazione catastrofica in un contesto non pericoloso
                      Me lo ha fatto al rientro da una immersione fonda, ed avevo una bella deco.
                      Mi trovavo al solito scoglio isolato a 50 di cala molella al giglio che in realta' e' l'inizio di una immersione fino agli 80. Sembra che li io abbia l'abbonamento per le rogne. Se deve succedere qualcosa a me o ad altri succede li, in mezzo al mare con un rientro lungo
                      Una rottura di una frusta di bassa in quel posto da solo non la voglio nemmeno pensare
                      Considera che con il d12 quelle sono immersioni molto fuori curva con deco da 40-50 minuti.
                      Comunque niente di grave, ora ho messo una fascetta in inox sul gav e tolto un paio di chili di piombo
                      Ciao
                      Paolo
                      Paolo

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                      • #12
                        Livio Cortese
                        Dimenticavo : ho anxhe aggiunto un comando remoto del manifold
                        Paolo

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                        • #13
                          Originariamente inviato da RANA Visualizza il messaggio

                          Tirato per i capelli dal buon paolo55 , anche se sono calvo - intervengo e provo a dire la mia sulla base delle mie esperienze.
                          Ovviamente è solo il mio punto di vista e per tanto non rappresenta un esempio di verità ma un insieme di spunti di riflessione, criticabili ed opinabilissimi.

                          Io distinguo due famiglie di "eventi".

                          La prima:
                          sono i "problemi" di qualsiasi natura che succedono spesso ma che rimangono all'interno di quello che è comunque gestibile.
                          Sicuramente incidono sulla qualità dell'immersione, danno fastidio, ma non vanno oltre ...., nel senso che non sono mai diventati elementi che hanno rappresentato un vero pericolo o come tali io non li ho mai avvertiti.
                          La rottura del VIS, mi è successo ho sganciato la frusta, la rottura della valvola del gav e va bene prendo atto che non funziona ma non è che mi fossi sentito perso.
                          La maschera che si allaga o si appanna in continuazione, fastidiosissima punto..
                          Un crampo, fastidioso, doloroso ma li finisce.
                          Il boccaglio dell'erogatore tagliato che fa entrare acqua, fastidioso sicuramente.
                          La pinna che si sfila o si rompe un lacciolo.
                          Un erogatore che trafila.

                          Tutto questo non ha mai rappresentato un vero problema di sicurezza fino a quando non succede in concomitanza con la seconda famiglia di eventi.

                          La seconda:
                          Sono quattro eventi per me veramente pericolosi di cui negli anni ho imparato ad avere molta paura, che non vuol dire che non li affronto ma quando percepisco che qualcosa dei seguenti eventi è presente tendo ad allarmarmi e mettermi subito in sicurezza.

                          - AFFANNO
                          - STRESS
                          - NARCOSI.
                          - INCONSAPEVOLEZZA DELLA SITUAZIONE.

                          Questi quattro fattori hanno rappresentato le situazioni più pericolose che io ho mai vissuto, avvolte accorgendomi del pericolo dopo l'immersione.

                          AFFANNO, è terribile, quelle volte che mi è capitato (per fortuna poche) ho avuto veramente paura di non farcela, l'affanno ti fa sbroccare gettandoti nel panico.
                          Non mi riferisco al fatto di avere un po il fiatone, mi è capitato di trovarmi in situazioni in cui non riuscivo a respirare e stavo facendo degli sforzi che dovevo continuare a sostenere ed è stato brutto veramente una brutta situazione.
                          Tanto che oggi come mi varia la respirazione mi viene paura e interrompo subito quello che sto facendo cercando di capire le cause che mi stanno facendo variare il ritmo della ventilazione.

                          - STRESS richiedere troppo al mio corpo, dalle mie forze o pensare di poter gestire il carico psicologico di determinate situazioni, o pensare che certe emozioni come la paura sono sempre gestibili.

                          - NARCOSI, c'è poco da dire, non esiste adattamento, ne siamo tutti soggetti, se subentra uno stress detona mandandoci in "blak out".
                          Ho avuto un brutto "blak out" a circa 58 metri al lago, sono stato soccorso, ma ero veramente bloccato, non ero in panico, anzi una sorta di stasi senza emozioni ma completamente distaccato dal momento e dalla situazione diciamo che non ero più nel "qui e nel quando" di quello che stavo facendo.
                          Un altra volta a -83 metri non mi sono reso più conto che continuavo a pinneggiare spingendomi sempre più in profondità fu un mio amico che mi prese e mi "svegliò" da quello stato di ipnosi.
                          In entrambi questi casi avevo perso il controllo del respiro e stavo penneggiando.

                          - INCONSAPEVOLEZZA DELLA SITUAZIONE, la cosa più subdola che può succedere ad un subacqueo, non percepire il potenziale pericolo, per tanti motivi, essere incauto, non avere un esperienza in grado di valutare correttamente la situazione, sopravvalutare le proprie capacità.
                          Volendo vedere è la radice comune anche dei problemi che ho vissuto con l'affanno e la narcosi, ma non solo.
                          A Palinuro mi sono cacciato in un camino verticale che da -20 metri circa mi ha portato dritto in superficie dentro una bolla chiusa da roccia, lo feci da solo e il camino era largo quel tanto che ci passavo appena. salii e scesi, per fortuna non si bloccò nulla qualche santo mi protesse.
                          Solo alla sera fuori quando ripensai a quello che avevo fatto mi resi conto di che immenso pericolo avevo affrontato senza neanche rendermene conto.
                          L'inconsapevolezza nel valutare un passaggio, una grotta, una corrente, l'inconsapevolezza della profondità e dei suoi reali problemi, il pensare che: ma si se il mio compagno sta male lo aiuto ma questo in un contesto di affanno è tremendamente difficile e pericoloso.

                          Per fortuna quando ho vissuto le situazioni della seconda famiglia non è mai successo problemi della prima famiglia che avrebbero potuto rappresentare la goccia che fa traboccare il vaso.
                          Ma questa è solo ed unicamente "fortuna".

                          Ebbene si, io sono stato molto fortunato nel mio percorso subacqueo, io, l'ho scritto spesso, potevo benissimo essere nelle tristi e tragiche statistiche, la differenza tra quelli che ci sono entrati e me è solo ed unicamente fortuna.

                          In quantistica si parla della sovrapposizione degli eventi, ossia un evento non è determinato e fino a quando non lo vai a vedere si trova in entrambe le condizioni, solo nel momento in cui si va a verificare, una delle due condizioni prevale.
                          Il famoso esperimento mentale del gatto Schrödinger, che fino a quando non apriamo la scatola è contemporaneamente vivo e morto.
                          Io ho aperto diverse scatole giocando inconsapevolmente con la subacquea e per un mero caso io sono vivo, ma non penso di essere l'unico, anzi ....

                          Ritengo pertanto che l'addestramento, la cultura subacquea e l'esperienza sono elementi imprescindibili per una reale sicurezza, perché ci mettono nelle condizioni di essere consapevoli dei momenti che si vivono sott'acqua.

                          Il problema non è uscire dalla propria zona di confort che è quasi inevitabile se un subacqueo sente di voler fare certe cose, il problema è affrontarle con il giusto grado di consapevolezza dei reali problemi e questo non è facile, ne scontato.

                          Tutto il resto è gestibile se succede all'interno di quanto viene insegnato e se rientra nella prima categoria di eventi.

                          La seconda categoria sono "scatole" in cui l'evento è in sovrapposizione ai tutti i possibili risultati pertanto non abbiamo certezza del risultato se non quando non lo viviamo .....

                          Dobbiamo fare in modo di prevenire questi scenari:
                          - prevenire l'affanno
                          - consapevolezza del reale peso della narcosi sempre presente
                          - consapevolezza dei reali e potenziali pericoli delle situazioni che affrontiamo sott'acqua

                          La pesata di per se non è un grosso problema fino a quando, tutto funziona bene e non ci causa affanno e stress.

                          I problemi gravi sono sempre il risultato di tanti eventi che agiscono ad unisono, alla cui base c'è l'incapacità del subacqueo di "vedere" la concatenazione di quello che sta succedendo.

                          L'affanno può succedere a tutti anche ai più esperti ergo è un problema da tenere sempre a mente anche e soprattutto quando tutto sembra sotto controllo.
                          La narcosi c'è sempre e comunque, non c'è adattamento.
                          Basta poco per sottovalutare una situazione e subire gli effetti di uno stress fisico o psichico che può superare le nostre capacità.

                          Oggi viviamo una subacquea dove è possibile fare quasi tutto perché per ogni attività anche la più estrema ci sono scuole e percorsi didattici che ci spiegano come fare, come prevenire i problemi, che attrezzature usare ecc, ecc o comunque ci mettono nelle condizioni di valutare correttamente i rischi..

                          Non ha più senso affrontare determinati scenari senza una reale preparazione e questo è il vero problema dei grandi e tragici incidenti subacquei.

                          Cordialmente
                          Rana





                          Quello che chiamiamo affanno è narcosi da CO2
                          www.neutralbuoyancy.it

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                          • #14
                            Erogatore in continua un paio di volte, ma sempre con due primi stadi, fortunatamente. Una delle due volte ero in bibo e sono intervenuto autonomamente; l'altra ero in mono e ho dovuto farmi aiutare da una guida a chiudere il rubinetto.

                            Altra situazione non carina è nelle immersioni in drift - Mar Rosso, Oceano Indiano - quando la corrente spacca il gruppo e si rischia di rimanere da soli e senza riferimenti. La smaltita più grossa è stata questa: mi sono ritrovato solo con il mio buddy che si era attardato a fare foto; ci siamo guardati intorno e il gruppo non c'era più. Sparato il pallone e fatta la sosta, siamo usciti e non c'era nessuno, né compagni né barca d'appoggio. Siamo stati una decina di minuti ad aspettare, in mare aperto. Ecco, forse quella è stata l'esperienza meno bella fatta sino ad oggi, anche se il problema in questo caso non è dentro ma fuori dall'acqua.

                            Sempre con le correnti: una volta mi sono trovato con questa maledetta corrente discendente, che rendeva davvero tosta la risalita dal fondo in verità nemmeno una trentina di metri, ma a risalire con la corrente che ti picchia in testa sono comunque molti. In questo caso, ventre a terra e mani sulle rocce del reef (stando attenti a non aggrapparsi a qualche corallo o a qualche serpente di mare!) e via tipo scalatori. Sino a quando, sfinito, mi sono reso conto che la corrente picchiava soprattutto addosso al reef ma che un po' più in là era ad uscire e non a scendere. Decido di lasciarmi andare e sparare il pallone - mi verranno a riprendere in Antartide, ho pensato - e invece dopo una piccola planata nel blu mi sono fermato a centro baia. La cosa bella è che mi sono venuti dietro oltre al mio buddy anche una decina buona di sub, anche di altre barche, che si sono fatti la sosta intorno al mio pallone. Vuol dire che non ero l'unico ad essersi stancato!





                            “Call me Ishmael. Some years ago - never mind how long precisely - having little or no money in my purse, and nothing particular to interest me on shore, I thought I would sail about a little and see the watery part of the world."

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                            • #15
                              In diversi lustri non ho molti episodi da raccontare:
                              1) una frusta HP che scoppia in grotta, forte rumore e bolle;
                              2) tuffo da barca in Mar Rosso, a pochi mt erogatore dà pochissima aria
                              3 ) un secondo stadio in continua, sempre in grotta ( verificato successivamente che era il primo che era andato);
                              4) Buddy occasionale accusa attacco di panico in superficie.

                              Che cosa ho fatto:
                              1) Chiusura rubinetto, rientrato senza problemi ( con più bombole separate);
                              2) check manometro, che tengo attaccato sempre nel D-ring pettorale , lancetta scende quando inspiro, poi lentamente torna su a 200, ergo, aperto il rubinetto, funzionamento perfetto, proseguito l'immersione senza problemi;
                              3) chiuso rubinetto ( più bombole separate), rientrato senza problemi;
                              4) episodio in superficie, avvicinato da dietro e riportato in barca.


                              Matteo

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