East Side

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    Diversamente da tutto il resto del Lago di Albano dove i fondali sono prevalentemente di sedimento fangoso e con poca pendenza, in questa zona sono invece composti da fratturate costole di roccia vulcanica che con inclinazioni decisamente maggiori scendono verso il basso.
    Tantissime volte sono tornato a tuffarmi in questo sito da quando l'ho scoperto, ed in particolare l'ho fatto quasi sempre seguendo il centro di un ben preciso canale che alla sua sinistra orografica è limitato da una di queste strutture.
    Effettivamente, però, non mi sono mai soffermato a controllare a che profondità terminasse questo riferimento, perchè arrivato ad un certo punto volontariamente me ne allontanavo per continuare la discesa sulla linea di massima pendenza. Oggi verificherò a quale profondità si poggiano le più basse propaggini della cresta che disegna la morfologia subacquea del sito.
    Inizio l'immersione non prima di aver effettuato innanzi tutto l'avvicinamento all'acqua trasportando a spalla, in un andirivieni non proprio corto e con più viaggi, le necessarie bombole di bail-out per il circuito aperto di ridondanza.
    Per anticipare e stemperare almeno un po' il gran caldo, previsti fino a 30° in giornata, è ancora presto quando mi preparo indossando la muta stagna ed il sottomuta in "polartech". Dai 26 gradi dell'aria alle 6 e 30 del mattino che così protetto mi fanno già sudare, transiterò ai 21° dell'acqua in superficie e poi arriverò ai 10° di temperatura nella fascia delle massime profondità previste dove, visti i tempi di permanenza, accenderò anche il riscaldatore della maglia intima a contato di pelle. Dal sudare per il caldo al quasi rabbrividire: è parte del viaggio anche questo.
    Finita tutta la preparazione, finalmente inizio la prima fase dell'immersione nella quale pinneggiando a 10 metri mi avvicino per un certo tempo al vero e proprio punto di discesa che non si trova sotto il ripido e sdrucciolevole viottolo d'accesso all'acqua sul quale più volte sono già sceso e risalito. Arrivato al riferimento, per precisa direzione vado giù deciso planando sopra la ripida franata. A 20 metri però devo quasi fermarmi perchè entro in una fascia di acqua molto torbida che mi obbliga ad andare lentamente fronte alla scogliera vulcanica appoggiandoci sopra le mani per disarrampicare verso il basso. Mi è impossibile in quesi minuti avere cura dell'assetto e del "trim". Le pinne in basso sono i miei sensori che mi fanno capire se sono sulla parte superiore di un grande blocco oppure sul suo lato verticale. La vista mi concede solamente di leggere gli "hand-set" ai polsi dove per ordine d'importanza controllo: la pressione parziale dell'ossigeno nel loop respiratorio, l'aumentare della profondità ed il netto calo della temperatura dell'acqua del quale per altro epidermicamente già me n'ero accorto. Grazie alla fidata bussola seguo la giusta linea nel fitto sedimento che inizia a diradarsi solo verso i 32-33 metri.
    Un po' più in basso l'acqua ritorna pulita, tant'è che il fascio dell'illuminatore sul casco sonda diversi metri in avanti nel buio. Ho conferma di aver seguito la corretta rotta ed essere quindi nella giusta posizione perchè passo poco di fianco ad una sedia di plastica bianca caduta qui sotto ed incastrata tra dei massi, è da anni che mi fa da segnavia. Ora alla mia sinistra ho il costolone roccioso da esplorare sul quale mi vado a posizionare.
    Riprendo a planare verso il basso. Grandi massi si alternano a paretine. Il sedimento vulcanico è ricoperto di una bianca patina causata da emissione solforosa che di colpo si accende in un chiaro panorama quando l'illumino.
    Non dimentico lo scopo del'immersione. A 50 metri ancora rocce sotto di me. E'così anche a 60 metri dove intanto l'acqua ha perso la sua limpidezza per lasciare spazio ad un opacizzante alone biancastro dovuto sempre ad emissioni solforose.
    A 65 metri l'alone è diventato più corposo ed un po' fastidioso, non come l'acqua torbida che ho attraversato prima, ma più che altro per il riverbero che genera ai fari che per forza devo avere accesi nel buio.
    Supero i 70 metri costeggiando la base delle rocce che mi fanno compagnia ancora per qualche colpo di pinna fino a 75 metri, dove definitivamente scompaiono nel fango.
    Illumino intorno per vedere se più in basso la linea dei massi riprende, ma così a prima vista mi pare di no. Per esserne sicuro proseguo. Vedo solo qualche basso sasso isolato e nulla più. Ad 84 metri, sempre dentro l'alone biancastro, decido di invertire la direzione e risalire.
    Ritornato sulla struttura rocciosa ed ora osservandola dal basso, riesco a percepire meglio la forte inclinazione del fondale. Sui massi pendono come moccoli di cera quelle che paiono essere alghe scure, ma visto il buio perenne nel quale si trovano mi sorge il forte dubbio se effettivamente lo siano.
    Per rispettare i tempi di risalita e decompressivi "zigzago" verso l'alto stoppandomi alle quote previste. Quando a 20 metri riattraverso il limite superiore della fascia d'acqua torbida, via via che diminuisce la quota attraverso zone con sfumature che gradualmente dal verde scuro vanno a stesse tonalità, ma più chiare. Mi ritrovo quindi a muovermi sulla batimetrica dei 10 metri oramai in direzione dell'area sommersa dalla quale sono entrato in acqua e che riconosco. Riemergo dopo due ore d'immersione.

    MONTAGNESOMMERSE: --immersioni: "EAST SIDE"
    http://montagnesommerse.blogspot.com/
    Immersioni in montagna

  • #2
    1 ciao ZETA ZETA

    E` sempre bello leggerti stupenda immersione

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    • #3
      Originariamente inviato da erino2707 Visualizza il messaggio
      1 ciao ZETA ZETA

      E` sempre bello leggerti stupenda immersione
      Ciao Erino
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