incidente alle maldive

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  • Originariamente inviato da Giudiver Visualizza il messaggio

    Hai ragione, mi sono sbagliata. Continuo, però, a non capire perché girano altre informazioni che riportano che il corpo di Gianluca sia stato ritrovato in fondo alla prima camera…
    Di questo sono responsabile anche io. Questa è la versione che è arrivata per telefono da Alimatha al manager del diving dell'isola, che era in macchina con me, subito dopo il ritrovamento del corpo di Gianluca.
    Comunque, al fondo della prima camera, o dentro la seconda camera, cambia poco.
    www.filoariannadive.com

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    • Originariamente inviato da reato Visualizza il messaggio

      Di questo sono responsabile anche io. Questa è la versione che è arrivata per telefono da Alimatha al manager del diving dell'isola, che era in macchina con me, subito dopo il ritrovamento del corpo di Gianluca.
      Comunque, al fondo della prima camera, o dentro la seconda camera, cambia poco.
      Si e no. Se davvero lo avessero trovato in fondo alla prima camera, poteva voler dire che non si era mai spinto oltre.
      "Do you come from a land Down Under?
      Where women glow and men plunder?" Men at work

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      • Estratto dell’articolo di Alessio Ribaudo per www.corriere.it

        Patrik Grönqvist ha 54 anni, tatuaggi che dipingono braccia possenti. Vigile del fuoco, sommozzatore e sub tecnico finlandese, ha passato 30 anni della sua vita tra miniere e grotte sommerse. Con Sami Paakkarinen e Jenni Westerlund ha composto il team chiamato da Dan Europe per entrare nella grotta marina di Dhekunu Kandu, alle Maldive, e riportare a terra i corpi di Monica Montefalcone, di sua figlia Giorgia Sommacal, di Muriel Oddenino e di Federico Gualtieri.

        Il presidente Sergio Mattarella, ha conferito ai tre l’onorificenza al Merito della Repubblica italiana. Grönqvist, oggi a Roma, ritirerà per il team il premio speciale De Sanctis. […]

        Come avete proceduto?

        «Avevamo una mappa sommaria e l’attrezzatura idonea. La prima immersione doveva servire a controllare com’era fatta dentro. L’unica cosa davvero importante era trovarli».

        È stata l’immersione più difficile della sua carriera?

        «No. Molto impegnativa, certo, ma se non ci fossero state le vittime e fossi andato lì solo per mapparla, sarebbe stata tranquilla. Sempre in sicurezza: quando si entra lì serve concentrazione».

        Come li avete trovati?

        «Procedendo punto per punto. Abbiamo controllato il lato sinistro, poi i piccoli passaggi laterali. Siamo arrivati fino in fondo e stavamo tornando indietro. A quel punto abbiamo visto una piccola apertura laterale, parallela al tunnel principale. Sul fondo c’erano segni, forse lasciati da una pinna o da qualcosa che aveva toccato il sedimento. Sembrava che qualcuno fosse passato da lì. Abbiamo seguito quelle tracce e alla fine li abbiamo trovati».

        Che cosa ha provato quando li ha avvistati?

        «È stato un sollievo, perché eravamo arrivati dalla Finlandia proprio per quello. Ma è stato anche molto triste. Li abbiamo trovati alla fine della prima immersione, dopo quasi un’ora. Iniziavo a temere che non fossero più nella grotta, che magari fossero usciti e che il mare li avesse portati via: sarebbe stato quasi impossibile ritrovarli. Quando li abbiamo visti, avevamo ancora cinque minuti».

        I corpi erano tutti insieme?

        «Sì, nella stessa area, a pochi metri uno dall’altro».

        La grotta è chiamata degli squali. Ne avete visti?

        «Dentro c’erano piccoli squali nutrice. Il terzo giorno fuori c’era anche uno squalo tigre. Durante il recupero si è avvicinato a un corpo già agganciato alla linea. Sembrava pronto ad attaccare».

        Avete avuto paura?

        «Siamo rimasti calmi, ci siamo mossi lentamente. Abbiamo finto di non fissarlo e, poi, lo abbiamo allontanato. Sott’acqua il sangue freddo non è coraggio: è esperienza».

        A mente fredda, che idea si è fatto della tragedia?

        «Io non ero lì con loro e posso solo fare ipotesi: con quel tipo di attrezzatura, entrare in quella grotta è stata una cattiva idea. Forse quando si sono girati per uscire, non c’era più visibilità, magari perché avevano smosso il fondo. Senza torce adeguate, ritrovare l’uscita è difficile. Poi non avevano steso una sagola: è la regola numero uno nelle immersioni in grotta».

        Se fossero usciti, avrebbero avuto possibilità?

        «Dipende da quanto tempo erano rimasti dentro. Se fossero rimasti dieci minuti, avrebbero avuto buone possibilità. Ma se fossero rimasti 40 minuti, probabilmente no, perché il gas non sarebbe bastato. Uscendo, avrebbero dovuto fare decompressione».
        _________________________________

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        • Originariamente inviato da Giudiver Visualizza il messaggio

          Si e no. Se davvero lo avessero trovato in fondo alla prima camera, poteva voler dire che non si era mai spinto oltre.
          Oppure che, a differenza degli altri, è riuscito a fare qualche metro in più verso l'uscita.
          Le notizie che il manager di Alimatha ha ricevuto per telefono riportano che aveva con sé due bombole.
          www.filoariannadive.com

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          • Originariamente inviato da fabiolucheroni Visualizza il messaggio
            Estratto dell’articolo di Alessio Ribaudo per www.corriere.it

            «Dipende da quanto tempo erano rimasti dentro. Se fossero rimasti dieci minuti, avrebbero avuto buone possibilità. Ma se fossero rimasti 40 minuti, probabilmente no, perché il gas non sarebbe bastato. Uscendo, avrebbero dovuto fare decompressione».
            Io non posso credere che uno speleosub di questo calibro affermi una cazzata di questo tipo.

            Quindi stanno tutti scrivendo e/o traducendo un sacco di cazzate.

            40min di fondo a 55m con un 12L, ho detto tutto.

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            • garda, pare garlasco, è un'altra fiera della minchioneria....ognuno scrive la sua minchiata, se ne compiace, e arruola adepti.. se tu dici abc passa il messaggio uvz
              ......lasciami l'orgoglio di essere solo un uomo...

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