le amp sono veramente valore aggiunto. aldilà della presenza di pesce e vita da tanto tempo mai più vista ripopolano anche le zone limitrofe che parco non sono permettendo certamente una pesca più ricca.
amp portofino è per me spettacolare oggi in vita. purtroppo soffre di problemi economici, l'ente gestore non ha risorse per un controllo serio della pesca regolamentata ma sregolamentata dalla mancanza di controllo. mi fa rabbia si trovino soldi per partorire una legge inutile e dannosa per la subacquea e non si ha l'intelligenza di investire seriamente nelle amp.
quest'anno, e da qualche anno, le mie ferie sono a san vito, pur non essendo amp a san vito si vede più pesce e cernie in abbondanza.
Shifting Baseline Syndrome – Stiamo dimenticando com’era davvero il mare?
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concordo con blu dive , faccio attività subacquea da quasi 50 anni e devo dire che da giovane di pesci ne vedevo (ed allora ne pescavo) tanti ma certamente non come negli ultimi anni.
Qui a Milazzo da poco tempo è stata istituita una AMP e i pesci sono praticamente esplosi, si mette la testa sott'acqua e sembra di essere dentro un acquario. e non sono solo pesci stanziali come cernie, dentici e corvine, ma qui vedi banchi di ricciole composti da decine e decine di pesci del peso di oltre 20 kg che anche ieri mi sono venuti vicino a neppure un metro o vedi i tonni, arrivano tartarughe a deporre le uova e se navighi tra milazzo e le eolie di tartarughe e delfini e pesci spada ne incotri di sicuro.
20, 30 o anche 40 anni fa neppure lontanamente si vedeva questa fauna.
Credo che le AMP quando siano istituite in posti effettivamente strategici e ben gestite siano un grandissima occasione per ripopolare ampi tratti di costa
vi posto un link di un video della zona, è un po lunghetto e magari saltate la prima parte ma una volta finito il pezzo dove eravamo in grotta, guardate il numero spropositato di pesci. Ma quando mai si erano mai visti
https://youtu.be/yaloBHrEX6AUltima modifica di Albertosixsix; 13-11-2025, 13:11.
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Fatemi fare il bastian-contrario.
posso testimoniare da circa il 1985 in poi, mio figlio (classe 2003) vede un mare molto diverso da quello che ho conosciuto io.
Non conoscerà le gorgonie a 20 metri, i tappeti di ricci di mare, probabilmente i montoni di orate.
Ma, la percezione del mare che ha lui, nel nostro microcosmo, è di un mare più ricco di quello degli anni '90 non fosse altro per cernie, barracuda e pesci pappagallo, e molto, molto, più pulito.
Senza parlare delle mie zone.
Ho fatto immersioni a Portofino, la prima volta nel 2000, la seconda nel 2023, qualcuno ha il coraggio di dirmi che c'era più pesce nel 2000?
Non nego, perché non avrei gli strumenti e i dati, che ci sia un crollo dello stock ittico, ma la percezione, per le nuove generazione e per la mia, non è quella.
Sarà anche il caso di interrogarci sulla bolla, anche ambientale, in cui viviamo e il contrasto con il racconto mediatico.
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Ho iniziato ad andare sott'acqua nella prima metà degli anni 80, con le bombole nei primi anni 90. Ricordo i tanti pesci di ogni dimensione, i granchi, ricci attinie. Ricordo mio padre che mi raccontava la ricchezza del mare nel ventennio precedente. Qui, nella mia parte di Sardegna i subacquei con le bombole non ci sono più, rimangono i pescatori in apnea e con le canne. Continuano a dire che il pesce è sempre abbondante, che si pesca sempre tanto. In questo video lo stato dei nostri fondali. Giudicate voi.
https://www.facebook.com/share/p/1CZBTZMAYd/
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Come per i cave diver di oggi è normale vedere i piloni del treno che vanno dal soffitto al pavimento.
Anche dove l'occhio comune non arriva, niente è più come prima.
Belle domande, comunque.
Se trovi una risposta faccela sapere
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mi piace ancora oggi pensare la sardegna parte genovese o la reversa(genovese)
https://youtu.be/70dvXuxTtFQ?si=MRS9KrUQxmnsNDsj
la memoria è la comodità, la scusa, la vigliaccheria dell'uomo per svicolare le responsabilità dell'oggi.
ieri si pescava di più ma meno, oggi si pesca meno ma di più. non esistono quasi più pescherecci ma esistono navi per la pesca.
costeau è un mito, ma pescava con le bombe.
i corallari sono miti ma hanno disastrato i fondali.
i carlofortini pegliesi hanno prima distrutto il corallo del promontorio di portofino, poi tabarca e infine carloforte.
però nel 1100 si mangiava cous cous a genova come a livorno o a trapani, oggi è difficile averne memoria.
se guardo i miei ricordi genovesi, sono del 1962, io bambino facevo il bagno nella fogna e nel petrolio.
oggi il mare genovese è pulito (almeno paragonato ai miei tempi) a differenza del mar rosso dove fanno la cacca in mare un pestasso di turisti e dove una volta era un mare praticamente vergine.
cosa voglio dire. vorrei che nell'oggi la parte più consistente del pil dei paesi derivasse dal mantenimento dell'equilibrio naturale che ci permetta in futuro la vita, ma soprattutto la vita con la gioia di esser vissuta.
pochi sono gli esempi umani, nella nostra storia, di vita vissuta per la gioia di vivere.
e la gioia di vivere deriva in gran parte dall'ambiente in cui insisti e da come interagisci con l'ambiente stesso.
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La memoria nelle immagini ma anche nei racconti.
Anni 60 mio nonno pescava le spigole con le cicche di sigaretta, ora se non sei come minimo Sampei non prendi neanche un maccione.
A Cala Gonone i pescatori smettevano di pescare perché il pescato era troppo e non si riusciva a vendere né mangiare né conservare.
Ad Alghero i pescatori schiacciavano le capre marine che infestavano le reti strappandolone. Le schiacciavano e poi alzavano le reti. Se ora ne vedi un paio ad aprile è grasso che cola.
Credo che più che depauperato il nostro mare, sia proprio alla canna del gas. Noi oggi vediamo neanche il ricordo sbiadito di cosa c'era.
A Nereo Alghero tutta la grotta era ricoperta di corallo rosso commerciabile. Ora non c'è un rametto, un punto di colore in tutto il tunnel.
Hai ragione quando dici non avendolo mai visto come sappiamo cosa stiamo prendendo? Dobbiamo affidarci agli scritti ai ricordi.
Credo però che il danno ormai sia fatto, 5000 anni di ripopolamento ed equilibrio, li abbiamo distrutti in neanche 100 anni.
Blocco totale della pressione antropica, logicamente irrealizzabile, ci vorrebbero 1000 anni forse per tornare a cosa era.
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Dubito che troverai risposte alle tue domande, o meglio, risposte che possano innescare un processo inverso che probabilmente è quello che ci si augura ma che difficilmente accadrà. Non è pessimismo ma alla fine noi, con le nostre buone idee, abbiamo una forza che equivale allo 0,0 periodico rispetto al primo rincitrullito sul trono del potere che ogni giorno può decidere il futuro di molti.
Per capire la differenza basta vedere una vecchia VHS, non saranno immagini sorprendenti a livello qualitativo, ma quello che mostrano è ben diverso dalla realtà attuale e già all'epoca parlavano di sofferenza dei mari.
Oggia siamo tutti tik-tok, reels, e quell'inutile IA.... ecco, molto probabilmente metteremo dei visori e chiederemo ad un "intelligenza" aritificiale di portarci su qualche reef. Se fosse veramente intelligente, dovrebbe mostrare una scogliera sterile
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Giudiver ha iniziato la discussione Shifting Baseline Syndrome – Stiamo dimenticando com’era davvero il mare?Shifting Baseline Syndrome – Stiamo dimenticando com’era davvero il mare?
Ciao a tutti,
Non tiro fuori un argomento di discussione da un (bel) po'. Ma mi sono di recente imbattuta in un concetto che trovo davvero affascinante (e un po’ inquietante): la Shifting Baseline Syndrome.
In pratica, l’ambiente che sperimentiamo da giovani diventa il nostro “punto di riferimento” per capire cosa è normale in natura.
Il problema è che, se l’ambiente si degrada gradualmente, ogni generazione cresce con un’idea sempre più povera di ciò che era originariamente la biodiversità e la salute degli ecosistemi.
Per esempio, un subacqueo che ha iniziato ad immergersi negli anni ’80 ricorda barriere coralline piene di pesci e coralli vivi; chi ha iniziato oggi, invece, considera “normale” vedere meno coralli, più alghe e pesci più piccoli; perché quello è il mare che conosce.
Così, le aspettative si abbassano di generazione in generazione, e anche gli obiettivi dei progetti di conservazione o ripristino rischiano di essere sempre meno ambiziosi.
Alcune domande alle quali sto cercando di trovare risposta:- Se non abbiamo mai visto il mare “com’era”, come possiamo sapere cosa stiamo davvero perdendo?
- Quanto è affidabile la nostra memoria come strumento di conservazione? Ricordiamo per proteggere, o ricordiamo solo per nostalgia?
- Ogni generazione si abitua a un mare un po’ più vuoto: a quale punto smetteremo di accorgerci del cambiamento?
- È possibile amare e proteggere qualcosa che non abbiamo mai conosciuto nel suo stato originario?
- Se oggi un giovane subacqueo vede un reef “sano” ma in realtà degradato rispetto a 30 anni fa, possiamo biasimarlo per la sua ignoranza?
- Le foto, i racconti e i dati scientifici possono davvero trasmettere l’emozione di ciò che si è perso, o serve l’esperienza diretta per comprendere il valore del mare?
- Quando diciamo “dobbiamo riportare il mare com’era una volta”, cosa intendiamo davvero? A quale “una volta” ci riferiamo?
Giuditta
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