Immergersi più PER la tecnica che CON la tecnica (cit. da RANA)

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  • Immergersi più PER la tecnica che CON la tecnica (cit. da RANA)

    Ho letto questa frase scritta in un post e mi ci sono ritrovato perfettamente con quello che in questi ultimi anni noto guardandomi in giro .
    Una volta non era così, quando ci si immergeva per pescare o per raccogliere corallo o per lavorare o con qualunque altro scopo ben preciso e definito, la tecnica acquisita era a servizio dell’immersione e dello scopo cui si mirava .
    Oggi che principalmente ci si immerge senza uno scopo ben preciso o meglio meno definito vedo e leggo sui vari forum sempre più subacquei quasi ossessionati dalla ricerca del brevetto. Ci si immerge per annotare sul libretto i minuti di immersione. Le didattiche vengono viste come la Bibbia o il Vangelo da seguire per dogma e non per ragione beandosi più per essere perfettamente conforme a questo o a quello standard piuttosto che a godersi l’immersione .
    ora non posso dire se ció sia un male o un bene anzi non posso neppure affermare se quanto percepisco io sia vero on no, ma certamente è un modo meno romantico di affrontare le immersioni .
    è solo un mio pensiero a voce alta

  • #2
    Io penso che al giorno d'oggi, nella subacquea si sia perso il senso ed anche il piacere della "cultura".

    Purtroppo questa à la sede sbagliata, o meglio questi discorsi, qui, sono fatti a gente che, per il solo fatto di seguire un forum di subacquea, ricercano informazioni, condividono esperienze, si scambiano e confrontano conoscenze.
    Tutto questo è di fatto cultura della subacquea.

    Purtroppo la popolazione del forum è, se paragonata all'intera popolazione dei subacquei, una piccolissima nicchia che non fa certamente testo.

    Oggi la subacquea è un mordi e fuggi, un "cotto e mangiato", deve essere fast, veloce e facile.
    In questo contesto emerge l'apparire, si ricerca la muta più trend, l'erogatore figo, le pinne abbinate.
    Nulla di male se non fosse che ci si ferma a questo livello superficiale.

    Molti subacquei non conoscono Odaglia - non sanno, non dico spiegarla, ma anche solo citarla la compensazione "Marcante - Odaglia", solo per fare un esempio ma possiamo sbizzarrirci in lungo ed in argo.
    Probabilmente sanno tutto sui tipi di "camouflage" delle nuove pinne tanto di moda - ma non sanno citare neanche un nome di personaggi come Majol, Maiorca solo per citarne alcuni......

    Oggi l'attrezzatura fa il subacqueo ....
    Tutto gira intorno a qualche gadget tecnologico, per tutto c'è un qualcosa che serve a fare ma soprattutto che "pensa" per il subacqueo ....
    Eppure la subacquea per me ancora si fonda sulla persona e le sue capacità e non tanto sull'attrezzatura.
    Attrezzatura che è sicuramente diventata più affidabile, migliori materiali, ergonomica, bella - ma il progresso ci ha tolto comunque qualcosa .....
    Ci ha tolto la quel "sesto" senso dato dalla capacità interiore di percepire gli eventi sott'acqua data dall'esperienza di chi in mare deve riuscire a sopravvivere.
    L'avvento del GPS, dell'elettronica abbinata alle imbarcazioni ha fatto venire meno tutta una cultura fatta di esperienza pratica, i maestri d'ascia, i pescatori che si orientavano anche solo con l'olfatto o il volo dei gabbiani.
    Cosi la subacquea ha perso quell'intimo rapporto di rispetto e timore con il mare, quell'amore ancestrale dato anche dalla paura che ti faceva entrare in punta di piedi in quel luogo straordinario e ti spingeva a capirlo, attraverso le onde, il vento, attraverso il colore dell'acqua.

    Senza cultura, vera cultura, non si è in grado di pensare correttamente e capire la propria dimensione nella subacquea.
    Cosi si cercano i "dogmi" bisogna fare cosi - perché la didattica che seguiamo dice questo, e, questo è il "verbo" inteso in senso "biblico".
    Oppure seguiamo il branco, cerchiamo l'appartenenza ad un gruppo identificabile.

    Sono dinamiche che si possono riscontrare in qualsiasi altra attività, sono le dinamiche dei social i quali non sono relegati in ambito virtuale ma condizionano la società in maniera pesante, e spesso inconsapevolmente.

    Per esempio, io sono convinto che oggi assistiamo ad una stratificazione della subacquea tecnica, la stessa che è avvenuta a fine anni 80 - primi anni 90 con la definizione di subacquea ricreativa, prima non esisteva il concetto di ricreativo, il sommozzatore era sommozzatore e doveva essere preparato ad affrontare "tutto" o quasi tutto ....

    Poi nacque il concetto di subacquea tecnica, miscele, decompressive, piani di risalita, run time, una nicchia che ha iniziato a calamitare e far gravare intorno ad essa i subacquei più preparati sia dal punto di vista delle capacità ma anche delle conoscenze, quelli che ricercavano una forma più "profonda" anche dal punto di vista intimo del rapporto con il mare.
    Oggi anche il mondo della subacquea tecnica si sta trasformando, si stratifica, viene colonizzata da comportamenti ricreativi - una subacquea tecnica alla portata di tutti, l'elio facile e sicuro, ormai tutti usano la decompressiva, ormai la muta stagna è diffusa, tutti sono tecnici almeno nell'apparire.
    Oggi si dovrebbe effettivamente parlare di un nuovo segmento della subacquea la subacquea quello ricreativo in ambito tecnico.
    Che presenta le stesse caratteristiche del subacqueo medio ricreativo.
    Scarse conoscenze molto superficiali e pressapochiste, poca o nulla esperienza, attaccamento a luoghi comuni, uso invasivo di attrezzature e gadget di ogni tipo per poi fare nei fatti immersioni ............ che sono talmente vicine ai famosi -30 metri ed in curva da domandarci se è masochismo affrontare queste immersioni con l'equivalente di una cotta medioevale sotto un armatura.

    Sono i tempi che sono, e le cose cambiano ed io forse inizio a sentire gli anni ........
    Non è possibile tornare in dietro, il dado è tratto, ma non tutto è cosi brutto, le oasi in mezzo a questo deserto culturale ci sono e sono tante.
    Chi vuole, chi ha passione in questo può accedere molto più facilmente a materiale, documenti, persone ecc, ecc che un tempo non era pensabile.

    Oggi c'è dato di scegliere e questo è tanto, un tempo non si poteva scegliere, oggi si ....

    Cordialmente
    Rana
    Ultima modifica di RANA; 08-10-2019, 10:57.

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    • #3
      Originariamente inviato da Albertosixsix Visualizza il messaggio
      Ho letto questa frase scritta in un post e mi ci sono ritrovato perfettamente con quello che in questi ultimi anni noto guardandomi in giro .
      Una volta non era così, quando ci si immergeva per pescare o per raccogliere corallo o per lavorare o con qualunque altro scopo ben preciso e definito, la tecnica acquisita era a servizio dell’immersione e dello scopo cui si mirava .
      Oggi che principalmente ci si immerge senza uno scopo ben preciso o meglio meno definito vedo e leggo sui vari forum sempre più subacquei quasi ossessionati dalla ricerca del brevetto. Ci si immerge per annotare sul libretto i minuti di immersione. Le didattiche vengono viste come la Bibbia o il Vangelo da seguire per dogma e non per ragione beandosi più per essere perfettamente conforme a questo o a quello standard piuttosto che a godersi l’immersione .
      ora non posso dire se ció sia un male o un bene anzi non posso neppure affermare se quanto percepisco io sia vero on no, ma certamente è un modo meno romantico di affrontare le immersioni .
      è solo un mio pensiero a voce alta
      Per quel che può valere, mi trovi perfettamente d'accordo
      www.bludivecenter.com

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      • #4
        RANA
        Sono perfettamente d'accordo con quanto scrivi.
        Cordialmente
        Paolo
        Paolo

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        • #5
          Ahi signori... io "una volta" non c'ero, ho iniziato ad andare in acqua tredicenne nel 2001, ma quel che vedo nel presente mi piace sempre meno.
          Vedo i fighetti affermarsi sulle persone ragionanti e dotate d'inventiva, e il design delle attrezzature superare la ricerca di qualità e funzionalità.
          (Malafede se ne respira tanta.)
          Vedo soprattutto l'affermazione di "sistemi" ricreativi o tecnici nei quali scompare la personalità di chi è attratto dal Mare nelle sue varie forme...e vedo sempre meno Mare in tutto ciò.
          Avendo scelto di vivere questa passione anche in senso professionale, mi sto impegnando a non perdere di vista i miei propri riferimenti e le radici della disciplina subacquea, che difficilmente potrei definire "sport" e basta.

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          • #6
            RANA fiero utilizzatore della Marcante-Odaglia niente valsalva per me .
            Scherzi a parte condivido quanto scritto, io sono un sub nuovissimo, mi immergo da soli 4 anni.
            Se posso dire la mia, dipende tutto dalle persone che hai intorno, io ho avuto la fortuna sfacciata di trovare un istruttore, che è anche trainer, che mi insegna, e sopratutto mi insegna ad usare il cervello e capire cosa è meglio per me. E bisogna avere questa fortuna. Perché se "nasci" come sub con un istruttore che ti dice "si fa cosi perché si fa cosi" (e ne ho visti nella mia per ora breve carriera) cambiare diventa difficile...
            Qui al lago Maggiore è pieno di trim maniaci che fanno immersioni a guardarsi con lo specchietto e a guardare il computer e basta. Ma cosa vai in acqua a fare allora?! Io spero per il mio futuro che cambi, se no trovare un buddy diventa difficilissimo

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            • #7
              Interessante discussione.
              Ad esempio
              Facendo un corso di "perfezionamento", così definito dalla mia gloriosa scuola, ho avuto l'ardire di chiedere all'istruttore anziano, dopo la lezione teorica sul sistema DIR, come si dovesse regolare la configurazione in caso di "solitaria".
              Risposta: :"da soli non ci si immerge".
              Ho preferito non insistere, mi sembrava di essere un senegalese ad una convention di nazisti dell'Illinois, ma mi sembra che nella subacquea si sia fermato un po'il dibattito, ecco, se posso, da neofita (relativo).

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              • #8
                Scusa ma se tu fai quelle domande ai dir te le vai a cercare !
                Con simpatia
                Paolo
                Paolo

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                • #9
                  C'è da fare anche un altro ragionamento, e riguarda il fatto che la subacquea, negli ultimi decenni ha avuto un'evoluzione solo "tecnica" e non "tecnologica", rebreather compresi.
                  Mancando qualcosa di nuovo su cui sperimentare ci si è, un po', fossilizzati su ciò che c'era, pefezionandone l'uso.

                  Se non salta fuori qualcosa di veramente innovativo, che apra nuove prospettive, non si potrà che girare intorno a cose che si conoscono oramai benissimo, scivolando nel semplice opinionismo.

                  Si livella tutto verso il basso, per cui tutti sembrano bravi, esperti uguale. Anzi chi ha tempo di stare ore su google sembra anche un guru con una cultura esagerata.

                  Con un po' di tempo e denaro, In 3 o 4 anni si arriva a fare immersioni a 100 metri, con la facilità di chi, 25 anni fa, arrivava a 60 o, se era proprio bravo 70.
                  Con la differenza sostanziale che il 90% dei sub tec da 100m, (spesso formati nei laghi) oggi non hanno la più pallida idea di cosa sia veramente la parte logistica di certi tuffi. Si affidano a terzi, che si occupano dell'imbarcazione, del pedagnamento, della sicurezza ecc.
                  Insomma la subascquea tec, che negli anni novanta era la nuova frontiera, oggi è, sempre più spesso, solo una subacquea ricreativa evoluta.

                  Ultima modifica di blu dive; 08-10-2019, 22:23.
                  www.bludivecenter.com

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                  • #10
                    blu dive esatto. Mi rendo conto che per un numero sempre maggiore di sub non è neppure pensabile di fare una immersione senza l’appoggio del diving. Chiamare un amico e andarsi a fare un tuffo in autonomia sembra quasi sia fantascienza . Mi mette tristezza questa cosa e per rimediare domani vado a visitare un bel relitto con il buon Livio Cortese

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                    • #11
                      Originariamente inviato da paolo55 Visualizza il messaggio
                      Scusa ma se tu fai quelle domande ai dir te le vai a cercare !
                      Con simpatia
                      Paolo
                      Certo, peró considera che ero all'interno di un corso fipsas... Una specie di "mantenimento".
                      Ora
                      ​​​​​​Meglio dire "Gesù piangerebbe quindi non ti dico niente" oppure darmi qualche perla della sua saggezza e strumenti per gestirsi una solitaria in (relativa) sicurezza?
                      Insomma
                      Mi sono innamorato da bambino dei racconti di Cousteau, ho ancora quei libri(anni 70),e mantengo un entusiasmo fanciullesco anche a guardare una famigliola di cernie a sette metri in apnea.
                      Ho deciso di riprendere il percorso abbandonato, e mi ritrovo dall'età della ingenuità (anche antiecologica) a una specie di settarismo fanatico.
                      Come in tutte le cose, le persone fanno la differenza, mi sa.
                      Ultima modifica di Squiddy; 08-10-2019, 22:52.

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                      • #12
                        Originariamente inviato da blu dive Visualizza il messaggio
                        C'è da fare anche un altro ragionamento, e riguarda il fatto che la subacquea, negli ultimi decenni ha avuto un'evoluzione solo "tecnica" e non "tecnologica", rebreather compresi.
                        Mancando qualcosa di nuovo su cui sperimentare ci si è, un po', fossilizzati su ciò che c'era, pefezionandone l'uso.

                        Se non salta fuori qualcosa di veramente innovativo, che apra nuove prospettive, non si potrà che girare intorno a cose che si conoscono oramai benissimo, scivolando nel semplice opinionismo.

                        Si livella tutto verso il basso, per cui tutti sembrano bravi, esperti uguale. Anzi chi ha tempo di stare ore su google sembra anche un guru con una cultura esagerata.

                        Con un po' di tempo e denaro, In 3 o 4 anni si arriva a fare immersioni a 100 metri, con la facilità di chi, 25 anni fa, arrivava a 60 o, se era proprio bravo 70.
                        Con la differenza sostanziale che il 90% dei sub tec da 100m, (spesso formati nei laghi) oggi non hanno la più pallida idea di cosa sia veramente la parte logistica di certi tuffi. Si affidano a terzi, che si occupano dell'imbarcazione, del pedagnamento, della sicurezza ecc.
                        Insomma la subascquea tec, che negli anni novanta era la nuova frontiera, oggi è, sempre più spesso, solo una subacquea ricreativa evoluta.
                        Beh è un po' quello che é successo in campo alpinistico.
                        C'è un modo di fare una ascensione "by fair means" e ce n'è uno "by any means necessary", pagando salato una organizzazione che ti porta in cima all'Everest.
                        Credo peró che la subacquea sia, logicamente, molto più dipendente dalla tecnologia. Al di fuori dell'apnea,
                        ovviamente.
                        Difficile dire se lo spirito dei tempi sia peggiore, in fondo l'unico spirito che conta è quello con cui si guarda alle meraviglie del creato.
                        La fine dell'esplorazione, che riguarda sopratutto un territorio interiore, è un mito tanto nell'alpinismo quanto nella subacquea.

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                        • #13
                          Alcuni sport si sono trasformati da sport per pionieri a sport di massa. In particolare quelli che si prestano maggiormente a vanterie. Oltretutto sono state copiate, per una sudditanza psicologica, didattiche USA. Se ci siete mai stati avrete di certo capito perché devono creare procedure rigide anche per allacciare le scarpe. In generale sono alienati dal lavoro e provengono da mille realtà differenti. I modi italici di andar sott acqua non esistono più. Il buon Marcante molti non sanno nemmeno chi era. Tanti sub che si comprano subito tutto e che scendono con i diving come polli in batteria. Tanti free climber (fa più figo che alpinisti) da palestra e tanti sciatori della domenica che percorrono piste sovraffollate. Sono diventate mode sfruttate commercialmente anche da molti di noi.
                          La passione del mare, della montagna, della natura è per pochi. Il mondo sta cambiando in questa pessima direzione. Se poi succede anche solo un piccolo incidente, apriti cielo. Avvocati e assicurazioni. Un tempo in certi sport si dava per scontato di assumersi un po di rischio e si ringraziava il sub o l alpinista che ti iniziava a queste pratiche. Io non tengo più corsi x polli, non accompagno più gente che non conosco, non uso mai i diving (che palle di immersioni), scendo solo con i miei amici, mi piace la vera montagna e pratico sci alpinismo. Sono scelte
                          Ultima modifica di Palve; 09-10-2019, 00:05.

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                          • #14
                            Originariamente inviato da Squiddy Visualizza il messaggio
                            .
                            La fine dell'esplorazione, che riguarda sopratutto un territorio interiore, è un mito tanto nell'alpinismo quanto nella subacquea.
                            La fine no, per carità, farei altro nella vita.
                            Però un ridimensionamento si, non fosse altro che i limiti ragiunti dai più non sono superabili solo con la passione, ma richiedono ingenti capacità economiche.
                            Poi ci sono i Bondone che fanno eccezione


                            PS "andar sott'acqua per guardarsi dentro" l'ho sempre considerata una c@agata pazzesca...
                            www.bludivecenter.com

                            Commenta


                            • #15
                              Originariamente inviato da Albertosixsix Visualizza il messaggio
                              Mi rendo conto che per un numero sempre maggiore di sub non è neppure pensabile di fare una immersione senza l’appoggio del diving. Chiamare un amico e andarsi a fare un tuffo in autonomia sembra quasi sia fantascienza .
                              no, non fantascienza ma semplicemente il più delle volte scomodo.
                              dalle mie parti non abbiamo le spiagge di ghiaietto che degradano velocemente con i relitti sottocosta come da te ma scogli appuntiti e taglienti sui quali rischi di farti male o danneggiare l'attrezzatura oppure spiagge in sabbia dove devi camminare 100 metri per avere due metri d'acqua.
                              quindi preferisco un diving ben organizzato ed attrezzato, con docce, spogliatoi e gommoni ormeggiati a pochi metri da dove parcheggio l'auto che mi porta con un comodo gommone da 10 o 12 metri mai affollato in 10 minuti di navigazione in AMP. poi ci sta la "zingarata" con gli amici sul gommoncino o da riva, ma è l'eccezione, non la regola.
                              Ultima modifica di amrvf; 09-10-2019, 17:24.

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