Toscana , un'isola fatta di plastica!

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    Nel mare toscano c’è un’altra isola ma fatta di plastica

    Il Cnr ligure ha rilevato nel mare tra la Capraia e la Gorgona la più alta concentrazione di materiale di tutto il mare italiano di Samuele Bartolini

    LIVORNO. Il mare toscano è diventato la più densa “zuppa” di plastica al mondo. Tra l’isola di Capraia e la Gorgona c’è la più alta concentrazione di pezzettini di plastica sotto i 2 millimetri di tutto il Mediterraneo occidentale.
    Si viaggia sull’ordine di circa 10 kg di microplastiche per chilometro quadrato contro i circa 2 kg presenti a largo delle coste occidentali della Sardegna e della Sicilia e lungo il tratto nord della costa pugliese.
    Valori superiori perfino all’enorme isola di plastica nel vortice del Pacifico del nord: un’area di circa un milione di chilometri quadrati in cui le correnti acculumano la spazzatura dell’oceano.
    Qui la densità delle microplastiche è di 335mila frammenti per chilometro quadrato, mentre nel Mediterraneo si arriva ad una media di 1,25 milioni di microplastiche.
    L’analisi sulla presenza di microplastiche è stata sviluppata da un gruppo di biologi dell’Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche di Lerici (Ismar-Cnr), in collaborazione con le Università di Ancona, del Salento e Algalita Foundation (California).
    Il loro lavoro è stato pubblicato recentemente sulla rivista Nature/Scientific Reports.

    http://www.nature.com/articles/srep37551



    Il nostro mare: una discarica a cielo aperto. «A finire in mare - spiega Stefano Aliani di Ismar-Cnr – sono soprattutto i rifiuti della nostra vita quotidiana, le microplastiche sono un avanzo della degradazione di bottiglie, buste, imballaggi, materiale medico.
    Nel giro di decine di anni o perfino di secoli, a seconda del tipo di plastica e dell’ambiente in cui finiscono, questi rifiuti si riducono in poltiglia e molti di questi finiscono in mare».
    La pubblicazione su Scientific Reports è l’atto conclusivo di un lungo lavoro scientifico che è andato avanti per tre anni.
    I frammenti microscopici sono stati raccolti nel 2013 da una rete speciale trainata dalla nave del Cnr Urania che ha fatto tappa in 74 punti di Tirreno e Adriatico.
    Poi ci sono voluti altri 3 anni per un’analisi di tutti i pezzetti di microplastiche.
    Fino alla pubblicazione del rapporto su una delle riviste più autorevoli al mondo.
    Ma perché c’è la più alta concentrazione di microplastiche proprio tra l’isola di Capraia e la Gorgona? «È in quel punto – risponde Aliani – che si incontrano e si accumulano due enormi masse d’acqua: una arriva dall’Oceano Atlantico, l’altra dal Mediterraneo.
    Le due masse rallentano la corsa ed ecco spiegato perché abbiamo trovato proprio in quel tratto di mare, tra Capraia e Gorgona, questa gran quantità di microplastiche».
    Ma quali sono le conseguenze per l’ecosistema marino? «Difficile dirlo. Ci sono degli studi in corso alle università di Ancona e di Genova – risponde il biologo -, ma alcune ipotesi sembrerebbero confermate. Primo. Queste plastiche vengono ingoiate da pesci, uccelli, perfino dal plancton.
    Sembra stimolino un’infiammazione permanente dell’organismo che causa ferite interne.
    Inoltre il sistema endocrino si ammalerebbe perché non riconosce il materiale ingerito.
    Altro pericolo: il senso di sazietà che produce la plastica.
    L’organismo interrompe l’assunzione di cibo andando incontro alla denutrizione».




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