Corso rescue

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  • Corso rescue

    Sto per iniziare un corso rescue didattica PADI nel mio caso. Da corsi precedenti ho visto che chiedendo qui non mi si "rovina" il corso, voglio dire riesco ancora a seguire il mio istruttore senza lasciarmi troppo influenzare da altro.
    Che cosa secondo voi è essenziale in questo corso? Cosa la gente tende a sbagliare nell'ambito rescue? Nelle situazioni reali si riesce davvero ad applicare i concetti e le tecniche o finisce che uno si lascia prendere dalla difficoltà del momento, e cosa si può fare per aumentare la capacità di essere pronti quando si reagisce in situazioni reali?

  • #2
    Alla risposta:
    1) I soldi per pagare il corso
    2) L'esercizio 7
    2 bis) Credersi dei bagnini subacquei, in realta è più un corso di auto-salvamento...
    3) Siamo tutti diversi, c'è chi fugge e chi rimane, ci nasci. Si può migliorare il proprio sangue freddo in acqua stando appunto in acqua, il corso ti da un know-how, il resto devi viverlo sullo pelle.
    Non prendere le mie risposte sbrigative, ma mi sembrano domande pensate male.
    Buone bolle a tutti!!!
    http://4th-dimension.detidecosystem.com/

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    • #3
      Originariamente inviato da Sbiriguda Visualizza il messaggio
      Sto per iniziare un corso rescue didattica PADI nel mio caso. Da corsi precedenti ho visto che chiedendo qui non mi si "rovina" il corso, voglio dire riesco ancora a seguire il mio istruttore senza lasciarmi troppo influenzare da altro.
      Che cosa secondo voi è essenziale in questo corso? Cosa la gente tende a sbagliare nell'ambito rescue? Nelle situazioni reali si riesce davvero ad applicare i concetti e le tecniche o finisce che uno si lascia prendere dalla difficoltà del momento, e cosa si può fare per aumentare la capacità di essere pronti quando si reagisce in situazioni reali?
      Una volta tenni una lezione ad un corso istruttori proprio sul salvamento subacqueo.
      Mi ispirai ad un passaggio che lessi sul libro "Immersione in miscela" scritto da Corrado Bonuccelli - che tratta di tutt'altro argomento ma cera un passaggio sull'esperienza che mi colpì.

      Il problema del salvamento lo possiamo riassumere nella difficoltà di formarsi un esperienza.

      Nei corsi puoi solo simulare - attenzione non che non sia importante, poi mi spiego.

      Un tempo agli albori della subacquea ricreativa, anni 60 / 70 le attrezzature erano poche ed anche le procedure, le nozioni ecc, non erano quelli di oggi, i "problemi" succedevano con una frequenza molto superiore ad oggi.
      I subacquei di allora erano preparati perché era normale dover intervenire prima o poi in qualche situazione che richiedeva l'applicazione delle tecniche di salvamento.
      In questo contesto paradossalmente proprio l'alta frequenza dei problemi veri determinava nei subacquei una maggiore esperienza nel risolverli.

      Oggi il contesto si è ribaltato, piani didattici e conoscenze sempre più precise, attrezzature sicuramente molto affidabili, una maggiore cultura subacquea (per quanto possa sembrare strano) ha fatto venir meno i problemi o meglio non succedono più con la frequenza di un tempo.
      Oggi paradossalmente l'assenza di problemi ha tolto l'opportunità di raccogliere una vera esperienza in tal senso.
      Siamo più sicuri ma enormemente più fragili nelle situazioni legate al salvamento, un tempo era il contrario erano meno sicuri ma proprio per questo più preparati al salvamento.

      Tutto questo per dirti che il corso non serve a nulla ?
      No, assolutamente no.

      Voglio solo farti comprendere che il corso (che io ritengo molto bello ed importante) è solo l'inizio di un percorso in cui devi tenere affilate le tecniche che apprendi.

      Gli istruttori sono un pochino più avvantaggiati perché proprio per il loro ruolo sono chiamati a dover fare dei corsi di aggiornamento in tal senso e superare per esempio una validazione sul BSLD ogni due anni, questo li spinge a tenersi aggiornati ed allenati ma non solo.
      Il loro ruolo di istruttori che insegnano a neofiti li porta più facilmente ad affrontare situazioni non dico di pericolo ma di emergenza dove è importante comunque intervenire.
      Tutto questo li porta ad avere delle capacità in tal senso che sono un pochino più affilate rispetto ad altri subacquei che non fanno attività didattica.
      Ma la stessa cosa la possiamo vedere nelle guide, in chi si trova a gestire i diving, sono tutti subacquei che più facilmente si trovano a dover intervenire, ergo, acquisiscono esperienza pratica.

      Tanti anni fa mi trovai ad intervenire in un emergenza in cui una donna (non del nostro gruppo) riemerse in sincope per un affanno non gestito, fu la prima volta che mi trovai veramente a dover intervenire in una situazione che si presentava potenzialmente letale.
      Io e gli altri che arrivarono trovammo delle difficoltà che davamo per scontate, come il tirarla sul gommone, sembra una cosa facile ma quando una persona è svenuta è estremamente difficile.
      Inoltre feci la respirazione bocca a bocca .... ma eravamo su un gommone che andava a tutta velocità in porto e sobbalzava, i miei denti si scontravano con i suoi e uno si è scheggiato (nulla di che sia chiaro) ma tutto questo per dirti che quando le cose succedono ti accorgi che tanti aspetti non li hai considerati.
      Quando le cose succedono non riesci ad attuare tutto e farlo secondo il protocollo, riesci a fare una piccola percentuale di quello che avresti fatto in condizioni simulate.

      Per questo è paradossalmente importante l'esperienza pratica, ma i corsi e poi il continuo allenamento è fondamentale perché ti permette di fare almeno quella piccola percentuale di azioni che nel mio caso hanno fatto la differenza tra una tragedia e un incidente finito per fortuna bene, nel senso che si è salvata.

      Quindi è un corso che consiglio ma indipendentemente da come si fa va costantemente allenato altrimenti si perdono capacità e conoscenze, rimane solo un plastichino che può illudere di saper fare per poi accorgersi nella malaugurata circostanza in cui ci si trova ad intervenire di non riuscire a far nulla, questo è il grande problema, bloccarsi e non agire.

      Fai il corso, sono sicuro che sarà una bella e formativa esperienza ma sappi che da quel momento in poi dovrai sempre trovare il tempo di fare delle esercitazioni che ti permettano di tenere vivo il sapere ed il saper fare per essere in grado, nella malaugurata situazione di dover intervenire, di avere quel minimo di "memoria" anche muscolare che ti permette di agire ed agire con azioni orientate verso la soluzione o il miglioramento della situazione.

      In bocca al lupo.

      Cordialmente
      Rana
      Ultima modifica di RANA; 20-11-2020, 11:37.

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      • #4
        Originariamente inviato da Sbiriguda Visualizza il messaggio
        Sto per iniziare un corso rescue didattica PADI nel mio caso. Da corsi precedenti ho visto che chiedendo qui non mi si "rovina" il corso, voglio dire riesco ancora a seguire il mio istruttore senza lasciarmi troppo influenzare da altro.
        Che cosa secondo voi è essenziale in questo corso? Cosa la gente tende a sbagliare nell'ambito rescue? Nelle situazioni reali si riesce davvero ad applicare i concetti e le tecniche o finisce che uno si lascia prendere dalla difficoltà del momento, e cosa si può fare per aumentare la capacità di essere pronti quando si reagisce in situazioni reali?
        I corsi rescue per le maggiori didattiche (PADI e SSI) hanno un problema fondamentale: non sono a passo coi tempi.
        Oggi come oggi la parte più importante e difficile da insegnare (perché non c'è sui manuali e non tutti hanno necessariamente il background per farlo) è la parte sull'attrezzatura.
        Il famoso esercizio 7, una volta, si dava per scontato fosse da fare con un gav e attrezzatura ricreativa.
        Oggi non è più pensabile.
        Andrebbe ripensato tutto con un'altra ottica, non quella di convincersi di aver imparato a salvare le persone. Ma quella di capire cosa si può fare e quando e, soprattutto, cosa NON si può fare e perché.
        www.bludivecenter.com

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        • #5
          Grazie delle risposte, molto interessanti. Mi incuriosisce il fatto che l'attrezzatura oggi sia così importante e che i corsi non abbiano il dovuto accento su questo argomento. Potrebbe essere lo spunto anche per fare più domande proprio su questo e magari chiedere all'istruttore di dare un taglio leggermente più orientato su questo argomento se lui è d'accordo

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          • #6
            RANA sopra Firer per scherzo dice che non bisogna credersi dei bagnini subacquei perché in realta è più un corso di auto-salvamento. Questo è abbastanza vicino alle motivazioni per cui ho deciso di fare il corso. Prima di tutto ho chiesto a voi tra le varie specialità PADI quali sono da fare e in sostanza la risposta era unica: essenziali sono Deep e Nitrox, molto raccomandato il Rescue (che non è una specialità), per il resto uno va a sentimento. A parte i vostri consigli, il mio interesse per il corso Rescue deriva anche dalla volontà di aumentare la mia consapevolezza e quindi essere più sicuro. Se mi capiterà di dovere aiutare gli altri spero di essere all'altezza e non ho intenzione di tirarmi indietro, ma in realtà il motivo principale per cui faccio il corso è capire meglio i temi della sicurezza nel mio stesso interesse
            Ultima modifica di Sbiriguda; 20-11-2020, 12:48.

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            • #7
              Originariamente inviato da Sbiriguda Visualizza il messaggio
              RANA sopra Firer per scherzo dice che non bisogna credersi dei bagnini subacquei perché in realta è più un corso di auto-salvamento. Questo è abbastanza vicino alle motivazioni per cui ho deciso di fare il corso. Prima di tutto ho chiesto a voi tra le varie specialità PADI quali sono da fare e in sostanza la risposta era unica: essenziali sono Deep e Nitrox, molto raccomandato il Rescue (che non è una specialità), per il resto uno va a sentimento. A parte i vostri consigli, il mio interesse per il corso Rescue deriva anche dalla volontà di aumentare la mia consapevolezza e quindi essere più sicuro.
              Personalmente il concetto di "auto salvamento" non lo metterei come focus del corso "salvamento".

              L'auto salvamento va appreso nei vari corsi di formazione dove si apprendono le procedure e si comprende come affrontare i vari problemi che potrebbero capitare, per esempio: la gestione della scorta d'aria ed di conseguenza della rubinetteria.

              Non si diventa certo dei bagnini, questo è vero, si apprende come intervenire in possibili scenari in cui un altro subacqueo ha bisogno di aiuto.

              Blu Dive ha subito puntato il dito su un aspetto legato alle attrezzature, io aggiungo che i vari protocolli dovrebbero differire anche a seconda della profondità e di ciò che si sta respirando e come si sta respirando.

              Inevitabilmente un corso salvamento fatto a chi fa subacquea ricreativa è un conto, diverso chi fa immersioni avanzate in aria profonda, in chi va in trimix ed anche in chi è con il rebreather (premesso che con il rebreather penso che il concetto di auto salvamento sia effettivamente molto presente ma sto solo facendo delle mere speculazioni non avendo esperienza in merito).

              Detto questo, da qualcosa bisogna pur cominciare ed il corso salvamento è per me un corso valido (ovviamente do per scontato che venga svolto nei corretti modi, in genere è cosi ma le eccezioni ci sono).

              E' un corso duro a livello fisico perché ti porta o ti dovrebbe portare a gestire situazioni in cui lo stress fisico è elevato, sicuramente questa esperienza aiuta a prendere consapevolezza di ciò che si è effettivamente in grado di fare con le proprie forze.
              Spesso l'idea di ciò che potremmo riuscire a fare pone l'astina leggermente sopra le reali capacità fisiche.
              Questo aiuta la consapevolezza di se stessi sicuramente.

              Ma ridurre il corso salvamento ad un corso di auto consapevolezza è per me troppo riduttivo.

              E' un corso che ci indica come operare sotto stress dovendo intervenire su un nostro compagno in difficoltà, ci indica delle tecniche che sicuramente hanno dei limiti anche quelli indicati da Blu Dive ma rappresenta una base di partenza per me accettabile poi il resto lo fa l'esperienza ed anche la consapevolezza di dover continuare questo percorso di apprendimento e di miglioramento (con esercitazioni continue) della nostra risposta nel caso in cui ci si trova a dover dare assistenza.

              Cordialmente
              Rana

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              • #8
                é uno dei corsi che mi è piaciuto di più. uno dei più utili. (l'ho fatto con SSI)
                fa un pò cambiare la mentalità dal "ricreativo" al "risk aware".
                Mi ha fatto capire che è meglio essere un pò piu allenati, che un conto è se mi viene un crampo, un altro è se il venirmi un crampo mentre soccorro qualcuno può essere di danno a quel qualcuno.
                Mi ha dato la spinta per essere più curioso sull'osservare l'attrezzatura dei miei buddies, per poter essere più efficace nel caso di soccorso, mi ha insegnato alcune nozioni di soccorso (non avevo mai fatto prima il BLS), ho capito quanto faticoso possa essere quello che in PADI è l'esercizio 7.
                Se prima quando mi immergevo avevo più zone grigie, dopo il corso ne avevo qualcuna in meno (e dopo il dive Guide ancora meno).

                PERò. c'è un grande però.

                il corso è un corso che non è sempre pratico e reale. quello che insegna lo insegna in un ambiente abbastanza controllato. Leggendo un bel libro (Scuba Confidential), ne ho tratto una riflessione sulla condivisione dell'aria che può essere utile a questo contesto.

                nel corso si insegna a segnalare la mancanza di aria venendo dal davanti a chi sarà il donatore, e il donatore lascia prendere l'erogatore secondario posto nel triangolo formato tra la punta del mento e il bacino.

                Nel libro l'osservazione presa da casi reali dice che difficilmente se uno finisce l'aria viene con calma a chiedervi l'aria dal davanti. Di solito Chi è senza aria non lascia le vie aeree aperte emettendo bollicine, e vi chiede tranquillamente l'aria. Di solito finita l'aria trattiene il fiato perchè è la cosa che la paura gli detterebbe di fare. in questo modo diventa positivo e si troverà SOPRA a chi dona l'aria, e non vedrà l'erogatore secondario, da quella prospettiva.( Altra iniezione di paura, non vedo l'erogatore!) Quindi e proverà a prendere l'erogatore che vede funzionare... il vostro. tirandolo via. in questo modo è probabile che tirandolo verso l'alto, vi toglierà anche la maschera, generando una bella spirale di paura tra tutti e due.

                Quello che ho apprezzato dal corso Rescue in sostanza sono alcuni esercizi indiscutibilmente utili, ma il corso come già scritto non fa diventare bagnini, ne esperti. solo brevettati.

                Potrebbe per alcuni anche essere quell'elemento di falsa confidenza che può portare a sfidare condizioni che sarebbe meglio non sfidare!

                Avrei apprezzato una analisi di casistiche reali e come vadano affrontate realmente, penso che sarebbe infinitamente più utile.

                Leggere un brano in un libro mi ha spinto a dotarmi di una configurazione con necklace sotto al collo, per essere più sicuro in quella eventualità.. chissà a cosa avrebbe potuto portarmi un ulteriore capitolo di corso!

                Leonardo

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                • #9
                  Originariamente inviato da LeosubV60 Visualizza il messaggio
                  Nel libro l'osservazione presa da casi reali dice che difficilmente se uno finisce l'aria viene con calma a chiedervi l'aria dal davanti. Di solito Chi è senza aria non lascia le vie aeree aperte emettendo bollicine, e vi chiede tranquillamente l'aria. Di solito finita l'aria trattiene il fiato perchè è la cosa che la paura gli detterebbe di fare. in questo modo diventa positivo e si troverà SOPRA a chi dona l'aria, e non vedrà l'erogatore secondario, da quella prospettiva.( Altra iniezione di paura, non vedo l'erogatore!) Quindi e proverà a prendere l'erogatore che vede funzionare... il vostro. tirandolo via. in questo modo è probabile che tirandolo verso l'alto, vi toglierà anche la maschera, generando una bella spirale di paura tra tutti e due.
                  Vengono già i brividi solo a leggerla una situazione del genere,
                  effettivamente la realtà degli eventi può cogliere impreparate le persone,
                  come si dice " tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare" (neanche a farlo a posta )

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                  • #10
                    Se il sub in difficoltà ti aggredisce, irruenza scatenata dalla situazione, nessuno ti vieta di scacciarlo o scappare....non posso crepare io per te..., (legge del buon samaritano semplificata)
                    Buone bolle a tutti!!!
                    http://4th-dimension.detidecosystem.com/

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                    • #11
                      Allora, prima lo salvo e lo porto in superficie. Poi, dopo essermi accertato delle sue condizioni, lo meno e lo mando all'ospedale con altra prognosi

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                      • #12
                        Originariamente inviato da blu dive Visualizza il messaggio

                        I corsi rescue per le maggiori didattiche (PADI e SSI) hanno un problema fondamentale: non sono a passo coi tempi.
                        Oggi come oggi la parte più importante e difficile da insegnare (perché non c'è sui manuali e non tutti hanno necessariamente il background per farlo) è la parte sull'attrezzatura.
                        Il famoso esercizio 7, una volta, si dava per scontato fosse da fare con un gav e attrezzatura ricreativa.
                        Oggi non è più pensabile.
                        Andrebbe ripensato tutto con un'altra ottica, non quella di convincersi di aver imparato a salvare le persone. Ma quella di capire cosa si può fare e quando e, soprattutto, cosa NON si può fare e perché.
                        verissimo quello che dici
                        fatto il rescue in umida e gav rec
                        nel dm con stagna e gav con imbrago fisso
                        nel tec con stagna e sidemount
                        di differenze e difficoltà conseguenti, ce ne sono, e molte direi
                        però... quando ho soccorso una mia collega in ufficio, i medici e gli infermieri non si sono fatti tanti segotti mentali nel tagliarle giaccone e maglione, per cui, trovandomi in un caso reale, non ci penserei due volte a tirar fuori il tagliasagole
                        se poi mi dovessero chiedere i danni per rifarsi l'imbrago, 20 euro dovrei averli in tasca

                        Per fortuna in Italia c'è ancora qualcuno che punta sui giovani... LE MILF [cit.]

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                        • #13
                          Originariamente inviato da labottatrice Visualizza il messaggio

                          verissimo quello che dici
                          fatto il rescue in umida e gav rec
                          nel dm con stagna e gav con imbrago fisso
                          nel tec con stagna e sidemount
                          di differenze e difficoltà conseguenti, ce ne sono, e molte direi
                          però... quando ho soccorso una mia collega in ufficio, i medici e gli infermieri non si sono fatti tanti segotti mentali nel tagliarle giaccone e maglione, per cui, trovandomi in un caso reale, non ci penserei due volte a tirar fuori il tagliasagole
                          se poi mi dovessero chiedere i danni per rifarsi l'imbrago, 20 euro dovrei averli in tasca
                          Il concetto è: perché non spiegarlo subito che un taglio è meglio di sganciare in praticamente tutte le situazioni? spesso e volentieri anche con attrezzatura rec.

                          Poi potremmo parlare delle insufflazioni, di come portare un sub in superficie, donare gas ecc, ecc.
                          Ci sono tante cose che andrebbero riviste in ottica più moderna.
                          La verità è che PADI (per dirne una) fa la maggior parte di questi brevetti in Thailandia (anche qui per dire), dove spesso, un attacco din fanno fatica a riconoscerlo.
                          www.bludivecenter.com

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                          • #14
                            Originariamente inviato da Sbiriguda Visualizza il messaggio
                            Allora, prima lo salvo e lo porto in superficie. Poi, dopo essermi accertato delle sue condizioni, lo meno e lo mando all'ospedale con altra prognosi
                            Cosa salvi?
                            Ci sono situazioni dove uno vuole fare l'eroe poi mette in merda i veri soccorritori complicando la cosa con un doppio problema.
                            Lo lasci andare per le sue se non riesci a gestire la situazione mettendoti a tua volta in pericolo e quindi provocando due impicci invece di uno...., comunque, te lo spiegheranno meglio al corso.
                            Buone bolle a tutti!!!
                            http://4th-dimension.detidecosystem.com/

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                            • #15
                              Visto il tipo di osservazioni che sono emerse sulle didattiche PADI e SSI e il loro corso rescue sarebbe interessante capire se lo stesso problema si presenta con altre didattiche con un approccio diverso, tipo le vari CMAS, FIPSAS o la BSAC che non conoscevo e a quanto pare sarebbe la "FIPSAS dell'Inghilterra". Oltre alle didattiche tipo GUE, UTD, etc.
                              Secondo voi le varie didattiche hanno tutto lo stesso problema di approccio un po' datato al rescue o ce n'è qualcuna che invece ha sviluppato corsi di tipo più aggiornato che risolvono i problemi che avevate descritto?

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