Giovani sub: sempre meno o sbaglio?

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  • #76
    Originariamente inviato da Bonnie Visualizza il messaggio
    Appena finito di leggere "io sono il mare" (libro molto bello che consiglio a tutti di leggere)
    Una figura "missionaria" di grande rilievo manca come il pane.
    Forse è anche questa assenza che tiene lontano i giovanissimi
    grazie per la citazione, Bonnie
    Ci vorrebbe sì un Thomas Canyon. Gli eroi di allora erano indaffarati con la SPECTRE e coi Russi, oggi il cuore batte per la salute del Mare

    Almeno in Italia le figure di riferimento non sono così conosciute. Pochi sanno chi è e cosa ha fatto Sylvia Earle, e al di fuori del 'giro dei subacquei' pochi sanno cosa stia facendo adesso Jean-Michel Cousteau, così come tantissimi altri.

    Non abbiamo punti di riferimento nella fiction, e nei media, come invece avveniva negli anni '60 -'70, e come ancora avviene negli altri paesi.

    I costi della subacquea sono relativi alle possibilità.
    Ieri ti chiedevano di rinunciare al motorino.
    Oggi chi rinuncia allo smart-phone?

    Comunque, ripeto, la mia sensazione è che l'Italia sia più penalizzata di altri paesi avanzati dalla mancanza di una cultura subacquea, una cultura capace di una buona diffusione mediatica, come la subacquea italiana meriterebbe.

    CIao


    Ultima modifica di cidiemme; 07-11-2018, 23:29.
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    • #77
      Viviamo nell’epoca della globalizzazione dove tutto è a disponibilità di tutti a costi sempre inferiori. Mi riferisco ai media, non alla subacquea in sè. Di documentari ce ne sono a migliaia (per non ultimo su Netflix se vogliamo parlare di una piattaforma che piace ai giovani) prodotti e sponsorizzati da paesi diversi: Francia e Germania ad esempio se vogliamo eliminare gli Stati Uniti.
      A mio avviso, l’Italia è penalizzata per il semplice fatto che i programmi non in italiano non vengono seguiti e pertanto questo minimizza l’accesso a documentari veramente notevoli ma per i quali non sono disponibili traduzioni in italiano (es: la Francia ha una cultura cinematografica subacquea di tutto rispetto).
      Quanto agli eroi... non siamo più agli albori e la tecnologia ha fatto passi da gigante in tempi davvero brevi. Per cui la mia domanda è: che eroi vogliamo? Che eroi vogliono i giovani? Come dici tu, Claudio, ora la salvaguardia dell’ambiente la fa da padrone e per me eroe di oggi è chi tenta in tutti i modi anche solo di far parlare di argomenti attorno alla subacquea che risultano però scomodi. È questo, si, purtroppo è tipico del Bel Paese.
      "Do you come from a land Down Under?
      Where women glow and men plunder?" Men at work

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      • #78
        Originariamente inviato da Giudiver Visualizza il messaggio
        Viviamo nell’epoca della globalizzazione dove tutto è a disponibilità di tutti a costi sempre inferiori. Mi riferisco ai media, non alla subacquea in sè. Di documentari ce ne sono a migliaia (per non ultimo su Netflix se vogliamo parlare di una piattaforma che piace ai giovani) prodotti e sponsorizzati da paesi diversi: Francia e Germania ad esempio se vogliamo eliminare gli Stati Uniti.
        A mio avviso, l’Italia è penalizzata per il semplice fatto che i programmi non in italiano non vengono seguiti e pertanto questo minimizza l’accesso a documentari veramente notevoli ma per i quali non sono disponibili traduzioni in italiano (es: la Francia ha una cultura cinematografica subacquea di tutto rispetto).
        Quanto agli eroi... non siamo più agli albori e la tecnologia ha fatto passi da gigante in tempi davvero brevi. Per cui la mia domanda è: che eroi vogliamo? Che eroi vogliono i giovani? Come dici tu, Claudio, ora la salvaguardia dell’ambiente la fa da padrone e per me eroe di oggi è chi tenta in tutti i modi anche solo di far parlare di argomenti attorno alla subacquea che risultano però scomodi. È questo, si, purtroppo è tipico del Bel Paese.

        quoto tutto, Giuditta,
        con un grazie gigante a Netflix che ha reso disponibile alle masse un capolavoro d'impatto come chasing coral

        e hai toccato il tasto, secondo me, giusto.
        ma dolente

        c'è chi s'inventa l'audience creando un trend
        proponendo prodotti originali e (talvolta) etici
        e chi insegue l'audience

        ma a inseguire i gusti della parte meno propositiva.. scusa: amorfa, dell'homo sapiens non c'è altro da fare che... compensare.

        le tv di stato (quelle che dovrebbero etc) si trovano in mezzo alla trappola degli indici di ascolto
        e non è solo una trappola italiana, purtroppo in Italia percepisco una certa riluttanza.

        non ho i numeri davanti (costi/canone/royalties/utenze) ma il paragone documentari BBC, RTL France etc - doppiati in italiano - tra la rete svizzera di lingua italiana e tutte le reti italiane messe insieme (rai+mediaset etc) è occhio e croce umiiante
        i numeri a occhio:
        1ml di utenti max (ch.it) contro 60ml +

        inoltre
        8000km di coste marine contro ZERO

        E neanche il paragone con i servizi sulla subacquea regge con le altre reti in generale

        io, almeno la percepisco così:
        in Italia come subacqueo sei parte di una setta di gente strana.
        anzi: un paria.

        ma forse hai ragione tu
        forse hanno capito che i subacquei sono pericolosi perché ci tengono al mare

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        • #79
          Il messaggio che volevo anche far passare è che forse dovremmo essere noi ad aprirci al mondo guardando programmi non in lingua italiana. Non trovo del tutto sbagliato che molti documentari non vengano doppiati, la globalizzazione dovrebbe anche essere questo.

          Quanto all’Italia dei media, prendiamo linea blu.... manca di idee, manca di originalità. Lievissimo se non nessun accenno a problemi ambientali: cambiamento climatico, acidificazione, sfruttamento delle risorse ittiche...

          Sono estranea alla televisione italiana in generale da un paio d’anni ma da quello che so non mi sembra che sia molto produttiva. Quindi a maggior ragione non lo sarà una sezione di nicchia come quella della subacquea. Ma al giorno d’oggi l’informazione non è più qualcosa che ci viene fornito passivamente tramite un solo mezzo comunicativo come succedeva tempo fa, al contrario è attiva. E attivi dovremmo essere noi nel cercare quello cui siamo interessati tramite gli infiniti mezzi a disposizione oggi
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          • #80
            Originariamente inviato da Giudiver Visualizza il messaggio
            Ma al giorno d’oggi l’informazione non è più qualcosa che ci viene fornito passivamente tramite un solo mezzo comunicativo come succedeva tempo fa, al contrario è attiva. E attivi dovremmo essere noi nel cercare quello cui siamo interessati tramite gli infiniti mezzi a disposizione oggi
            Sono d'accordo su tutto ciò che hai esposto nel post, e prendo spunto da questo 'quote' per una riflessione: stiamo andando verso un tipo di informazione gratis e/o on demand

            Penso che questo tipo di utenza difficilmente verrà informato su ciò che accade al di fuori della sua area di interesse. Qui dovrebbero entrare in ballo le reti pubbliche a giocare il loro ruolo pluralista.
            Purttroppo linea blu è un programma di antropologia del pescatore e di cucina... e che di striscio s'occupa d'ambiente.
            Se la BBC e altre reti non sono tali è perchè: se ne fottono degli indici d'ascolto e delle lobby, c'è più cultura in redazione.

            Il problema, bisogna ammetterlo, siamo noi, noi intesi come gruppo sociale, lobby che non c'è, quello che vuoi

            Lo sai anche tu: non se ne può più di serate e riunioni dove spuntano solo i soliti: eminenti biologi, marina militare, dirigenti PADI e CMAS.. famosi fotografi sub, campioni d'apnea. Video e slide show. Mi sembra una carboneria: sempre gli stessi, pubblico o relatori, ma siamo sempre gli stessi. niente scuole, poca TV. Un sacco di social media, che funzionano (lo sappiamo) sul confirmation bias.

            Non siamo riusciti a farci notare nè a farci promuovere dai media.
            PADI e DAN stanno facendo molto nelle scuole, speriamo! ma la situazione è triste.

            E dato che la nostra attività non fa proprio schifo, a capire perché siamo ignorati, io non saprei da dove cominciare, in certe 'stanze' non ci sono mai stato.
            Ultima modifica di cidiemme; 09-11-2018, 23:31.
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            • #81
              Originariamente inviato da cidiemme Visualizza il messaggio

              Il problema, bisogna ammetterlo, siamo noi, noi intesi come gruppo sociale, lobby che non c'è, quello che vuoi

              Lo sai anche tu: non se ne può più di serate e riunioni dove spuntano solo i soliti: eminenti biologi, marina militare, dirigenti PADI e CMAS.. famosi fotografi sub, campioni d'apnea. Video e slide show. Mi sembra una carboneria: sempre gli stessi, pubblico o relatori, ma siamo sempre gli stessi. niente scuole, poca TV. Un sacco di social media, che funzionano (lo sappiamo) sul confirmation bias.

              Non siamo riusciti a farci notare nè a farci promuovere dai media.
              PADI e DAN stanno facendo molto nelle scuole, speriamo! ma la situazione è triste.
              Informazione 1, per capire ciò di cui parliamo: quest'anno noi (come centro sub) abbiamo quasi raddoppiato il numero di corsi sub, la differenz era quasi tutta di giovani sotto i 25/30 anni, con molti sotto i 18.
              Informazione 2: non abbiamo nessun merito, perché, per questioni logistiche, non abbiamo modo vi "vendere" corsi in spiaggia o Hotel (quindi niente prove gratuite ecc ecc.).
              Sono corsisti che hanno deciso da prima d'arrivare in vacanza di fare il corso, al massimo possiamo aver avuto il merito d'intercettarli in questo loro percorso.

              Mi rendo conto che, da una parte, si è trattato di una serie di coincidenze favorevoli, dall'altra c'è da capire da dove venisse l'interesse di queste persone per la subacquea.
              Nell'ultimo OWD di questa stagione, ad un ragazzino tedesco, ho chiesto perché facesse il corso e la risposta è stata:"perché tutti i miei amici lo fanno e volevo farlo anche io".

              D'altra parte.
              Dato 1 Per esperienza so che l'informazione nelle scuole è quasi sempre tempo perso, l'unica possibilità (forse, ma molto forse) sarebbe inserire la subacquea come attività scolastica.
              Dato 2 Ho provato a fare corsi gratis a ragazzini (a cominciare dai compagni di scuola di mio figlio), avrebbero le immersioni gratis e a portata di mano, eppure quasi nessuno ha un vero interesse.
              Non ho trovato la leva per scatenare la curiosità e l'adrenalina necessaria perché si trattasse di un'avventura e non solo di un gioco.
              I genitori da parte loro sembrano più rilassati quando ce li hanno sott'occhio attaccati alla psx.
              Dato 3 Questa stagione, degli stagisti che abbiamo tutti gli anni, e che sono il nostro investimento per il futuro (sempre proficuo tranne 'sta volta): 4 su 5 o sono scappati o ce li ho dovuti mandare a f.... (altro che il Vince di Di Manao...)
              Interesse e passione per quello che facevano: pari a zero.
              E, prima che vi vengano strane idee, qui nessuno lavora gratis: alla pari non esiste.

              Ora mi chiedo, e chiedo a chi ha idee e ha voglia di rispondere: quale tipo di "comunicazione" serve?
              Non è che, per caso, ci stiamo intestardendo con sistemi e modi di comunicazione per noi ovvi (come la TV) ma che non entrano negli schemi mentali e culturali delle nuove generazioni?
              Un gap comunicativo, di cui non abbiamo una reale coscienza, perché semplicemente non capiamo (magari intuiamo ma non capiamo) la nuova organizzazione sociale dei giovani?

              Ho regalato a mio figlio l'ultimo libro di Claudio Di Manao, con l'amara certezza che non verrà letto, forse per la poca abitudine alla lettura, ma anche perché è un tipo di comunicazione con poco appeal per la sua generazione.

              Io ho quasi finito le idee...

              www.bludivecenter.com

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              • #82
                Freddy, credo tu abbia fatto centro.
                La comunicazione di oggi e dei giovani di oggi è anche diversa da quella di quando io ero adolescente (10 anni fa circa). Cambia ad una velocità alla quale è difficile stare dietro e credo che non sia soltanto la subacquea a perderne ma molti altri sport/hobby. Sicuramente i genitori spesso non aiutano, viviamo ormai in un mondo dove tutto può succedere (venerdì ero nella via parallela a quella dell’attacco a Melbourne...) e i genitori sono spinti a tenere i figli chiusi dentro una campana di vetro, spesso e volentieri ottenendo il risultato di rincoglionirli. Inoltre, se c’è vera passione, la subacquea porta a viaggiare e magari anche a sperimentare periodi all’estero (io l’ho fatto in Egitto, ai miei per poco non veniva un colpo quando gliel’ho detto).
                Insomma, la comunicazione manca ma anche se ci fosse dobbiamo considerare che la subacquea non è un’attività come le altre e oltre ai normali problemi a cui tutte le altre vanno incontro, ce ne sono di molti altri specifici di questo mondo.
                Detto questo forse la promozione di campi estivi aperti a fasce d’età diverse dove si vive davvero il mare e si apprende, si sperimenta, si chiede, si ottengono risposte potrebbe fare la differenza. Creare un ambiente sicuro agli occhi dei genitori, ad un costo accessibile a tutti, dove l’individuo si senta parte di un tutto capace di arricchirlo ma soprattutto condividendolo con i propri coetanei.
                "Do you come from a land Down Under?
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                • #83
                  Originariamente inviato da cidiemme Visualizza il messaggio
                  grazie per la citazione, Bonnie
                  Il mio sviluppato spirito di osservazione mi spinge a dedurre che tu sia il famoso scrittore!

                  Complimenti vivissimi per le emozioni che sono in grado di suscitare i tuoi libri!
                  Sappi che userò "Io sono il mare" , "Figli di una shammandura" (e tutta la tua antologia) per convincere la mia compagna a tornare in Egitto per le vacanze!


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                  • #84
                    Bonnie
                    grazie per il famoso spero che l'antologia si riveli utile


                    Originariamente inviato da blu dive Visualizza il messaggio

                    Informazione 1, per capire ciò di cui parliamo: quest'anno noi (come centro sub) abbiamo quasi raddoppiato il numero di corsi sub, la differenz era quasi tutta di giovani sotto i 25/30 anni, con molti sotto i 18. (etc...)
                    Ciao blu dive
                    Qualche buona notizia non guasta mai,
                    ma poi se mi citi un ragazzino tedesco, resta il sospetto di prima: la subacquea che diffusione ha in Italia, nella cultura generale e non solo tra i ragazzi?

                    Riguardo a quali siano i mezzi adeguati per raggiungere la 'massa critica' dei giovani credo sia molto difficile stabilirlo.

                    Sappiamo che guardano più youtube e piattaforme simili che televisione (e qui mi ci metto anche io) ma non credo che queste piattaforme aiutino a 'diffondere' cose, semmai servono a confermare gli orientamenti: sono sistemi on demand, basati su tag e gusti personali.
                    Aggiornamenti di moda, per esempio, io non ne ricevo neanche di striscio, tra i suggeriti.

                    Io credo che il problema della scarsa diffusione della subacquea non riguardi solo i ragazzi.
                    Credo ci sia un problema a monte di penetrazione della subacquea in altri campi, nel quotidiano: una mancata 'contaminazione'.
                    Per fare un esempio:
                    in qualche giochino da playstation potrebbero metterci benissimo dei subacquei, come potremmo vederli nelle serie tv o nelle pubblicità. Chiunque ha presente quante 'mele' si vedono al cinema e in TV ogni volta che viene inquadrato un laptop. Ecco, parlo proprio di questo.
                    Vediamo tutti gli altri sport, ma mai una bombola in spalla a qualcuno nelle pubblicità, nelle serie TV e nei telegiornali, nei cartoni animati.

                    In Italia siamo quasi invisibili. Paesi che non hanno neanche il mare inseriscono nelle promo della programmazione estiva gente con le bombole in spalla! E da noi non accade neanche di striscio, esattamente come non ricevo niente, ma proprio niente tra i suggeriti sulla moda (per fortuna!)

                    C'è, a mio avviso, una mancanza di capacità nell'uscire dai 'ranghi' del settore.
                    Io sono il mare l'ho scritto per invogliare chi non è subacqueo a diventarlo e nelle tag di Amazon etc. non ho neanche inserito subacquea, ma avventure di mare proprio per evitare che venisse ghettizzato.
                    L'ho portato in qualche scuola, l'ho presentato dove potevo al di fuori della subacquea, nei limiti della mia capacità. Ma vedo che ad ogni modo l'interesse, un certo interesse per il mare a l'ambiente marino, si riduce ai soliti.

                    Quello che posso dire è che i ragazzi sono molto più attenti dei loro genitori al mare che erediteranno, e su questo dovremmo agire: invogliarli a conoscere direttamente - tramite la subacquea - qualcosa che stiamo rischiando di perdere e che può essere salvato se non da noi sub da chi?

                    L'informazione del terzo millennio è un bel dilemma non solo per noi piccola cricca, ma per fior di testate e reti pubbliche.
                    Io direi che dovremmo concentrarci su come e quanto la subacquea può 'contaminare' la cultura in generale. Penso...
                    Ultima modifica di cidiemme; 14-11-2018, 18:30.
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                    • #85
                      Originariamente inviato da cidiemme Visualizza il messaggio

                      quoto tutto, Giuditta,
                      con un grazie gigante a Netflix che ha reso disponibile alle masse un capolavoro d'impatto come chasing coral
                      Chasing Coral non l'avevo ancora visto sebbene fosse nella lista di Netflix. Un pugno allo stomaco, sopratutto perchè è un bellissimo film coinvolgente.Non vi nascondo che ho pianto al termine, pensando a mio figlio e quello che stiamo lasciando ai bambini di oggi.

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                      • #86
                        Non ho il tempo di leggere tutto il thread, anche se avevo già notato degli spunti interessanti.

                        Secondo me bisognerebbe basarsi su dati statistici. Mi spiego con un esempio. In una classe di 20 studenti mediamente la proporzione è sempre la stessa: 1 o 2 veramente brillanti, 6 o 7 buoni, 6 o 7 sufficienti e il resto così così. Solo che 50 anni fa il numero di persone che andavano al liceo era molto più basso. Il numero delle persone che andavano all'università era ancora di meno. Quelli che avevano un dottorato di ricerca erano pochissimi almeno in Italia, anche i docenti universitari una volta erano soltanto laureati.
                        La massificazione che è caratteristica della nostra epoca di solito porta un miglioramento complessivo.
                        Oggi probabilmente rispetto a tanti anni fa il numero di praticanti della subacquea, di tutte le età, è enormemente aumentato.
                        L'abbassamento dei costi delle attrezzature, la diffusione delle didattiche ultra-semplificate di tipo americano, ecc. probabilmente infastidiscono chi ama davvero questa disciplina ma nel complesso fanno aumentare il numero di praticanti.
                        Quindi secondo me il numero complessivo di praticanti deve essere cresciuto, anche tra i giovani, che comunque ovviamente faticano a trovare le cifre necessarie per uno sport costoso.
                        E' possibile che a partire dal 2009 da quando si è verificata la crisi si sia ridotto il numero di praticanti, per effetto della crisi economica. Così come in generale c'è stato un impoverimento in molte cose: il prezzo delle case è sceso, il prezzo di quadri e opere d'arte è sceso, il numero di quelli che fanno vacanze di sci in montagna è sceso, persino la qualità dell'alimentazione (e questo è un segnale grave) è peggiorata

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                        • #87
                          Originariamente inviato da Sbiriguda Visualizza il messaggio
                          La massificazione che è caratteristica della nostra epoca di solito porta un miglioramento complessivo.
                          Oggi probabilmente rispetto a tanti anni fa il numero di praticanti della subacquea, di tutte le età, è enormemente aumentato.
                          Su certe cose sì, su altre no, credo
                          Non ho idea dei dati ai quali ti riferisci, ma sicuramente sono plausibili.

                          La percezione è che in Italia non ci sono abbastanza subacquei quanti ce ne dovrebbero essere in un paese che ha 8000 chilometri di coste. Ce ne sono più in Svizzera, che coste non ne ha.

                          Possiamo parlare di recessione, ma i costi delle attrezzature erano proibitive per gli adolescenti della mia generazione, non per questi. Allora un'attrezzatura completa costa 2 milioni di lire, almeno tre volte lo stipendio minimo. Oggi costa meno di uno stipendio minimo.

                          Io credo, e insisto, che il problema sia culturale.
                          La subacquea è una velleità anche pericolosa, lo sci no.

                          Ho gestito un centro sub in Inghilterra, sul mare del Nord, e ti giuro che io stesso non avevo una gran voglia di entrare in acqua con gli studenti in quelle condizioni, con 6 metri di marea,
                          ma venivano a frotte.
                          E non erano certo le mie capacità di marketing:
                          l'unica cosa che ero riuscito a fare era ottenere il permesso di appiccicare un volantino al supermercato locale.

                          Me ne sono andato perché il clima era un incubo, non ne potevo più, ma se fossi rimasto avrei fatto parecchi soldi. E gli inglesi non sono mai stati più ricchi degli italiani.

                          Il problema grave, secondo me, è che non c'è una cultura subacquea diffusa in Italia, un paese con 8000 km di coste. Quanti subacquei vedi nelle pubblicità o quante volte vedi documentari subacquei?
                          Scrollando i canali stranieri e ci si accorge della SPAVENTOSA differenza.

                          Ultima modifica di cidiemme; 11-01-2019, 23:35.
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                          • #88
                            Originariamente inviato da cidiemme Visualizza il messaggio
                            Io credo, e insisto, che il problema sia culturale.
                            qui è difficile non essere d'accordo

                            Originariamente inviato da cidiemme Visualizza il messaggio

                            La subacquea è una velleità anche pericolosa, lo sci no.
                            questa la capisco di meno (magari per via della mia assoluta idiosincrasia con le forme non liquide dell'acqua ).

                            Attratto dai parallelismi che si fanno con lo sci, sono andato a vedere un po', francamente non mi sembra ci sia tutto questo squilibrio a favore della sicurezza in montagna.
                            Ho difficoltà a trovare dati attendibili, ma anche il numero degli incidenti in percentuale sembra più alto, e parlo solo di piste, non montagna in generale.
                            Se c'è un'influenza da questo punto di vista, è anch'essa culturale.
                            www.bludivecenter.com

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                            • #89
                              Credo che nello scritto di Claudio ci sia della sottile ironia.
                              www.filoariannadive.com

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                              • #90
                                Originariamente inviato da reato Visualizza il messaggio
                                Credo che nello scritto di Claudio ci sia della sottile ironia.
                                infatti...

                                BLOG
                                https://claudiodimanaoblog.blogspot.com/

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