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  • #31
    Cara Giuditta,

    io concordo a grandi linee con quanto ha scritto Rana nella sua risposta. Potrei dire che ogni specie vivente sviluppa nel suo processo evolutivo uno o più talenti che costituiscono la sua forza, ma anche, nello stesso tempo, il suo punto debole. Il talento dell'essere umano, la sua intelligenza, permette di sviluppare la tecnologia che ci pone ai vertici della piramide, ma esalta nel contempo le pulsioni innate ed animalesche che mal si accompagnano al pensiero razionale, e rende le loro conseguenze nefaste, si potrebbe dire, in proporzione logaritmica.

    Il concetto della "contaminazione" della "purezza" razionale con la "animalità" dell' istinto naturale (che potremmo chiamare, dal punto di vista dell'essere umano, emotività, passionalità, ispirazione) che fa precipitare l'Uomo da una possibile esistenza priva di dolore in un Eden perfetto, giù in un inferno quotidiano dove ogni cosa deve essere conquistata con sudore, lacrime e sangue, è presente in tutte le maggiori cosmogonie di tutti i popoli della terra, dove invariabilmente l'uomo razionale, fatto ad immagine divina, e rovinato dalla sua "animalità", viene ad un certo punto decimato da una divinità che scaglia la sua punizione (diluvio o altro cataclisma). Ciò fa pensare come da sempre sia stata notata questa miscelzione / contrapposizione, yin e yang nel pensiero orientale, che tuttavia in ogni singolarità crea il meraviglioso cocktail che fa di ognuno di noi un essere unico, inimitabile ed insostituibile.

    Il vero successo a mio avviso non è il vincere, l'annullare la componente naturale, istintuale che è inevitabilmente presente in noi, ma essere consci di essa, cercando di adeguare per quanto possibile le sue peculiarità a fini inoffensivi, o addirittura favorevoli (in psicologia, il meccanismo della "sublimazione", con la quale ad esempio un potenziale assassino seriale "pilota" la sua sete di sangue, pericolosa per la società, soddisfacendola col diventare chirurgo e quindi rendendola benefica per i suoi simili). In questo, ci aiuta il pensiero etico e morale, strumenti creati dalla nostra componente razionale a questo scopo, e come ogni altra caratteristica individuale, tra di noi c'è chi ha maggior o minore talento nel riuscirvi.

    Il vero, fondamentale compito di uno "Stato Etico" è infondere nei suoi cittadini la cultura, in misura tale da far prendere a ciascuno coscienza della propria natura, nel bene e nel male, in modo di fornire a tutti gli strumenti sufficienti a sviluppare il progresso sociale di pari passo a quello tecnologico.

    Aspetto questo in cui gli esseri umani sono svantaggiati rispetto agli altri esseri viventi, a mio parere, in quanto un lupo selvaggio è in grado di usare perfettamente i suoi artigli e le sue zanne, che impiega per procurarsi il nutrimento -con la caccia- o per difendersi, mentre quasi mai le lotte con i suoi simili per l'accoppiamento o il predominio sul branco finiscono con ferite gravi (anzi, spesso senza alcuna ferita). Nel caso degli esseri umani, ai quali le armi non sono state date dalla Natura, ma dalla tecnologia, i conflitti conducono ad ben altro sanguinoso traguardo.

    Un Caro Saluto

    Marco

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    • #32
      Ma come, proprio oggi che è il compleanno del vecchio caro Charles (Darwin) questo post sull'evoluzione sta andando verso l'estinzione per incartamento ....
      ... così è stallo !
      Oppure è il verificarsi dello stesso fenomeno che sinora tutti hanno in un modo o nell'altro individuato più o meno consapevolmente: il raggiungimento di una condizione di equilibrio dopo un cambiamento. Per alcuni il cambiamento sarà drammatico e rivoluzionario, per altri questo cambiamento dotrebbe essere più graduale e addirittura controllato dall'adozione di comportamenti atti a favorire un certo tipo di evoluzione ragionata.
      In effetti, stimolato dal post del mio omonimo (MGX) ho riflettuto sul fatto che qualunque comportamento noi (esseri umani) si decida di adottare riguardo l'evoluzione e la sopravvivenza della specie, questo sarà sempre condizionato e subordinato da fenomeni al di là del nostro controllo.

      Inoltre, facendo due conti, tutte le specie animali hanno avuto milioni di anni per adattarsi e trovare il loro equilibrio (comunque in continua evoluzione), ma tutto questo tempo ha selezionato individui che favorivano, con i loro comportamenti la loro probabilità di tramandare i geni alle generazioni successive. Parecchie nel frattempo si sono estinte - anche prima dell'apparizione dell'uomo (non è sempre colpa nostra: l'estinzione è un fenomeno previsto in natura)

      L'essere umano (sapiens sapiens - cioè noi) non ha nemmeno iniziato il suo percorso, in termini di tempo, per cui la selezione dei geni è probabile che ancora non sia stata veramente condizionata dall'ambiente - potrebbe essere la prossima crisi a stabilire quali di questi geni saranno tramandati, e magari questa selezione potrebbe essere più casuale di quanto non si sia propensi a credere.
      Gli altri ominidi si sono estinti - per la maggior parte - e pochi hanno incrociato i loro geni con i nostri, dai quali abbiamo sicuramente ereditato qualcosa.
      Andare contro la propria natura e cultura è difficile - come negare le emozioni citate da Rana o le sovrastrutture che la società ha imposto (citate con alterni giudizi da Giudiver e MGX).
      Saremo noi la specie che porterà il genere Homo nel lontano futuro ? Poco probabile stante a quanto è successo sinora nella storia naturale di questo pianeta.
      Ad ogni modo, chi per un motivo, chi per un altro, caldeggiamo l'adozione di comportamenti atti a privilegiare un aspetto che ci sta particolarmente a cuore ...
      Permettetemi però di rivolgere una domanda a Giudiver (tu hai provocato ... con il primo post) ma perché la sopravvivenza della specie umana è un obiettivo che merita più considerazione degli ideali di libertà o religione o sociali ?
      Permettimi di speculare estremizzando il tuo ragionamento.
      Il futuro del pianeta, inteso come futuro delle moltitudini di specie sarebbe probabilmente molto più roseo se noi non ci fossimo proprio, avrebbero sicuramente più probabilità di selezionare individui adatti invece di andare incontro ad una probabile estinzione dovuta all'impatto dei sapiens ... quindi dovremmo essere estirpati dal pianeta come un virus letale ...
      Cosa che non manchiamo di fare, con scarso impatto sull'accrescimento demografico partecipando più o meno volontariamente a:
      https://it.wikipedia.org/wiki/Darwin_Awards

      Buon compleanno Charles !
      Se avessi molto più tempo potrei fare molte più cose.
      L'ottimista pensa che viviamo nel migliore dei mondi possibili, il pessimista teme che sia vero.

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      • #33
        anche mgs è sommelier
        ......lasciami l'orgoglio di essere solo un uomo...

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        • #34
          Originariamente inviato da Alastar Visualizza il messaggio
          Permettetemi però di rivolgere una domanda a Giudiver (tu hai provocato ... con il primo post) ma perché la sopravvivenza della specie umana è un obiettivo che merita più considerazione degli ideali di libertà o religione o sociali ?
          Oddio, che domanda...
          allora, ni. Voglio dire, in risposta anche a Rana, che anche io sono umana (homo sapiens, il sapiens sapiens l'hanno eliminato) e comprendo e vivo di emozioni e trovo seducente la bellezza e originalita` che sta dietro alla creativita` e a tutti quegli aspetti non logici e non razionali dell'uomo.
          Ognuno di noi, poi, e` soggetto ad un'inflessione individuale verso, semplifichiamo la cosa binariamente, razionalita` o emozionalita`. Quindi se io sono un individuo piu` incline alla ragione tendo a comportarmi in quel modo, viceversa se sono piu` incline alle emozioni. Questo cosa comporta? che gli ideali di liberta`, la religione, la socialita`, vengano interpretati arbitrariamente dai singoli individui (benche`, nel caso di religione e socialita`, vi siano comunque dei paletti preposti). Il che e` fantastico e ognuno e` e deve essere appunto libero di interpretare ogni cosa come meglio crede.
          Ma, c'e` sempre un ma, vi e` un solo e unico aspetto verso il quale dovremmo tutti tendere univocamente e in questo essere indissolubilmente legati: la sopravvivenza della specie.
          Quindi, (mi sto incartando pure io) ritengo che la sopravvivenza della specie sia e debba essere un fine, il resto fa parte del percorso, e`, in qualche modo, un mezzo. Indipendentemente dal mezzo che si sceglie e come lo si personalizza, caratteristica fondamentale dovrebbe essere che sempre a quel fine dovrebbe portarci.
          Ma questo, puntualmente, mi sembra non avvenire.

          @ Alastar:
          1- non sapevo dell`esistenza di questo premio e la cosa mi turba un poco. Non perche` non si sappia dell`esistenza di personaggi del genere, ma un conto e` immaginare un conto e` leggerne.
          2- il libro che mi hai suggerito e` fantastico!
          "Do you come from a land Down Under?
          Where women glow and men plunder?" Men at work

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          • #35
            Originariamente inviato da Giudiver Visualizza il messaggio

            Oddio, che domanda...
            allora, ni. Voglio dire, in risposta anche a Rana, che anche io sono umana (homo sapiens, il sapiens sapiens l'hanno eliminato) e comprendo e vivo di emozioni e trovo seducente la bellezza e originalita` che sta dietro alla creativita` e a tutti quegli aspetti non logici e non razionali dell'uomo.
            Ognuno di noi, poi, e` soggetto ad un'inflessione individuale verso, semplifichiamo la cosa binariamente, razionalita` o emozionalita`. Quindi se io sono un individuo piu` incline alla ragione tendo a comportarmi in quel modo, viceversa se sono piu` incline alle emozioni. Questo cosa comporta? che gli ideali di liberta`, la religione, la socialita`, vengano interpretati arbitrariamente dai singoli individui (benche`, nel caso di religione e socialita`, vi siano comunque dei paletti preposti). Il che e` fantastico e ognuno e` e deve essere appunto libero di interpretare ogni cosa come meglio crede.
            Ma, c'e` sempre un ma, vi e` un solo e unico aspetto verso il quale dovremmo tutti tendere univocamente e in questo essere indissolubilmente legati: la sopravvivenza della specie.
            Quindi, (mi sto incartando pure io) ritengo che la sopravvivenza della specie sia e debba essere un fine, il resto fa parte del percorso, e`, in qualche modo, un mezzo. Indipendentemente dal mezzo che si sceglie e come lo si personalizza, caratteristica fondamentale dovrebbe essere che sempre a quel fine dovrebbe portarci.
            Ma questo, puntualmente, mi sembra non avvenire.
            Mi cimento anch'io sulla domanda di Alastar.

            ​Definendo come pura logica un unica risposta possibile alle varie domande, per esempio 2+2 = 4 è una risposta univoca, nessun essere, sia umano che alieno, se cerca una risposta logica può dare solo ed unicamente questa risposta - indipendentemente dalla fede, etica, morale.

            Una società regolata dalle sole risposte logiche è una società in cui non esiste il concetto d'individuo dato che tutti ammettono solo ed unicamente la stessa risposta.
            Una tale società è più simile a un organismo pluricellulare che un insieme d'individui.

            Un formicaio è una società d'individui che seguono istintivamente delle risposte logiche, in un tale contesto, la sopravvivenza della comunità (specie) è senza ombra di dubbio la sola priorità, non esiste altro.
            Il singolo non è importante, è sacrificabile, non esiste pensiero individuale ma solo risposte collettive a problemi.
            Tutto è solo finalizzato alla sola sopravvivenza, non esiste morale, non esiste arte, non esistono risposte al di fuori della mera logica della sopravvivenza.

            Noi uomini e la nostra società non rientriamo in questi schemi, il nostro pensiero è differente.
            Noi ammettiamo l'esistenza di risposte non logiche, noi abbiamo la capacità di sbagliare consapevolmente, di provare emozioni, di avere comportamenti illogici.
            Una parte importante è formato da pensiero astratto, illogico, emozionale, istintivo.
            La nostra società è un insieme di singoli individui pensanti le cui risposte non sono necessariamente logiche ragion per cui il pensiero collettivo non è la somma di risposte univoche ma di una infinita varietà di risposte estremamente diversificate.

            Il singolo non ha solo come unico fine la sopravvivenza e di conseguenza allargando come centri concentrici il discorso ai vari gruppi (famiglia, religione, stato, etnia ecc, ecc,) le risposte non sono sempre e solo la sopravvivenza.
            Ogni aspetto ha una sua risposta.
            Se credo in una religione che mi dice che dopo la vita, se seguo determinati principi, mi troverò in paradiso e ricompensato oltre ogni immaginazione, la mia sopravvivenza passa in secondo ordine, prima ci saranno i dettami della religione.
            Questo è solo un esempio.
            Ma possiamo andare a vanti per ogni aspetto della vita.

            Noi essere umani non seguiamo più come unico fine la sopravvivenza, la sopravvivenza non è per noi la sola risposta al nostro fare, è una tra le tante possibili.
            Per noi il pensiero astratto esiste come quello reale, siamo in grado di morire per un idea astratta, per affermare un principio.
            La forza delle nostre convinzioni condizionano altri, si propaga, l'esempio, il sacrificio, sono elementi che non finiscono con la nostra morte ma lasciano un retaggio nelle varie collettività.
            Si trascrivono nei testi, diventano memoria collettica che rende vivi elementi astratti come onore, sacrificio, etica, morale, religione, stato.

            Quando si parla di sopravvivenza umana non possiamo intendere solo ed esclusivamente la sopravvivenza fisica, biologica della specie ma dobbiamo necessariamente includere anche la sopravvivenza di tutti quegli elementi astratti che rendono le nostre società cosi eterogenee, diversificate, sotto ogni punto di vista.
            Quegli elementi che formano l'unicità dei singoli.

            Se minacciati reagiamo, istintivamente proteggiamo la vita non solo biologica, ma anche etica, morale, ideale, astratta.
            La difficoltà nel cercare di dare una risposta al quesito di Alastar è capire che la nostra vita biologica è legata indissolubilmente alle nostre consapevolezze astratte, etiche, morali.
            La sola sopravvivenza biologica non ci basta più, nel momento in cui abbiamo iniziato a sognare e dal sognare a realizzare, credere, sperare.
            Elementi astratti che ci rendono differenti dalle formiche e da qualsiasi altro essere vivente sulla terra, elementi "illogici" ma reali che dobbiamo mettere sul piatto della bilancia che misura la nostra lotta per la sopravvivenza.

            Cos'è per l'uomo sopravvivere ?
            Consapevole della sua fragilità, della sua esistenza limitata, dell'inevitabilità della morte ?
            Sopravvivere è lasciare un retaggio, un pensiero, un ricordo.
            Lasciamo al mondo i nostri figli ma ai nostri figli lasciamo le nostre idee, i nostri principi, l'etica, la morale, la religione.
            Nei nostri figli affidiamo non solo il nostro futuro biologico dopo di noi, ma anche le nostre idee ......

            Giuditta quello che a me sembra che non consideri nella tua equazione è il peso delle idee, della morale, dell'etica, della religione, del pensiero astratto.
            Si muore per difendere un quadro, un opera d'arte, un idea, un ideale (anche se folle) ......
            Ho l'impressione che non riesci a capire che anche le idee sopravvivono nell'uomo, si propagano, si evolvono, spariscono.
            Nell'uomo non c'è solo la lotta biologica ma anche la lotta ideologica.

            Cordialmente
            Rana
            Ultima modifica di RANA; 13-02-2018, 13:57.

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            • #36
              Originariamente inviato da Giudiver Visualizza il messaggio

              (homo sapiens, il sapiens sapiens l'hanno eliminato)
              ecco perché non mi sentivo proprio in forma ... mi sto estinguendo ...
              Se avessi molto più tempo potrei fare molte più cose.
              L'ottimista pensa che viviamo nel migliore dei mondi possibili, il pessimista teme che sia vero.

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              • #37
                Rana, io considero il peso delle idee, della morale, dell'etica e del pensiero astratto. Della religione proprio non ci riesco, a maggior ragione in questo momento storico.
                Ma, posso farti una domanda fuori dai denti? Che cosa e` la religione per te?
                Credi davvero che faccia parte di una di quelle condizioni create dall`uomo per necessita` di socialita` e condivisione e non sia, piuttosto, un mero pretesto per liberarci dal mattone delle responsabilita` e dell' ignoranza?

                Credo che tu stia, in un certo verso, fraintendendo la mia visione. Non ho mai detto che tendere alla sopravvivenza voglia dire che non si debbano seguire ideali di qualunque tipo e morirci anche. Sopravvivenza della specie non e` la sopravvivenza di tutti, anzi, proprio il contrario. Quello che dico e` che ad ogni causa, anche la piu` piccola, corrisponde un effetto piu` o meno grande. E noi siamo davvero tantissimi. Ognuno libero di pensare e fare come meglio crede, ma ci deve essere un obiettivo comune. Sopravvivenza della specie e delle ideologie, va bene, mai detto che una escludesse l`altra. Ma all`interno del caos dove ognuno fa quello che gli pare e piace, non credi basterebbe davvero poco per assicurarci anche una vita (parlo di specie), piu` lunga e con meno seghe mentali? Se ognuno di noi spendesse il, diciamo, 1% del proprio tempo e della propria fatica giornaliera a pensare in grande e non soltanto al proprio orticello e, cosa che in genere piu` mi manda in bestia, al futuro di tutti e non soltanto di proprio figlio/a e/o nipote; non staremmo tutti meglio?
                "Do you come from a land Down Under?
                Where women glow and men plunder?" Men at work

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                • #38
                  Originariamente inviato da Giudiver Visualizza il messaggio
                  ...
                  Non ho mai detto che tendere alla sopravvivenza voglia dire che non si debbano seguire ideali di qualunque tipo e morirci anche. Sopravvivenza della specie non e` la sopravvivenza di tutti, anzi, proprio il contrario.
                  ...
                  Secondo me è proprio qui il punto che non funzionerà mai: la maggior parte degli individui (sapiens ma anche 'gnurant) dirà, hai ragione - ma sicuramente la mia sopravvivenza è la mia priorità, poi viene quella della specie. Un po' siamo tutti uguali, ma io sono più uguale ...
                  Da quanto detto, con pochi passaggi che lascio come esercizio ai lettori più motivati, si ottiene: la mia sopravvivenza e quella della mia progenie (in qualsivoglia ordine) sono la mia priorità ...
                  Se siamo egoisti, individualmente, probabilmente dipende proprio dalla selezione naturale - quella che c'era prima che noi ci evolvessimo tanto da acquisire il dono della favella.... non fosse mai successo, che piaga (!)
                  Pensa ai bambini: è nel loro istinto essere egoisti - e noi adulti cerchiamo di modificare comportamenti che hanno più dell'animalesco in altri più socialmente accettabili.
                  Tu stai caldeggiando l'esistenza di individui (homo) che siano portati a sacrificare loro stessi per qualcos'altro ... a parte santi (più disposti a sacrificarsi per ideali - spesso religiosi e non mi sembra che questo ti vada bene), squilibrati e genitori (che spesso si sacrificano per i figli, specie quando questi mostrano di non farcela da soli, cosa che tu scongiuri) non mi vengono in mente altre categorie...

                  Se avessi molto più tempo potrei fare molte più cose.
                  L'ottimista pensa che viviamo nel migliore dei mondi possibili, il pessimista teme che sia vero.

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                  • #39
                    No, no, no. Io non ho mai detto che caldeggio l`esistenza di pazzi squilibrati o di genitori troppo apprensivi. Dal mio punto di vista le cose sono due: o siamo bambini/animali che come dici tu sono egoisti e istintivi di natura oppure, come detto da me prima, cerchiamo di fare buon uso di quello che abbiamo per assicurare la sopravvivenza della specie e non solo la mia in quanto individuo e quella dei miei parenti stretti.

                    Quello che succede, infine, e` che ci vorremmo comportare come i primi ma la societa` ci impone regole diverse che crescendo facciamo via via nostre ma che poi prendono il sopravvento e siamo al punto di partenza.

                    E non e` vero che quello che auspico non funzionera` mai. Se la pensassi cosi non avrei nemmeno aperto questo topic delirante.
                    "Do you come from a land Down Under?
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                    • #40
                      Giudiver scusa, ammetto che le mie parole possano essere risuonate con accezione caustica e poco accogliente al dibattito - colpa mia - non ho saputo filtrare il mio umore di quando le ho scritte.

                      Ad esempio, riguardo i genitori, non pensavo all'apprensione, ma proprio a quei genitori che farebbero di tutto pur di "salvare" i propri figli, al punto (assurdo - fantascientifico) di raccomandarli per qualcosa per la quale la prole non ha la minima competenza o preparazione.
                      Non credo che sia la volontà a spingerci a comportarci come animali, piuttosto la mancanza di essa - tanto che per adeguarci alle "regole" - qualunque esse siano - dobbiamo fare uno sforzo di volontà che per alcuni è così improbo dal risultare impossibile.
                      L'ultima tua frase è indicativa: se non auspichi che non possa funzionare (e non pensavo che fosse la tua tesi - se ti ho dato l'impressione di volertela attribuire me ne scuso ancora) allora significa che sei convinta che in una qualche configurazione noi, gli homo, potremmo anche farcela ...
                      Credo che possiamo convenire che questa configurazione, per essere raggiunta, richiede uno sforzo consapevole: l'adozione di regole (che diverranno convenzioni per tutti quelli che non si interrogheranno sul perché e saranno la maggioranza) affinché alcuni comportamenti siano meno distruttivi possibile.
                      I più immediati - da comprendere e accettare - potrebbero essere quelli di smetterla di produrre e disperdere nell'ambiente sostanze nocive, ma converrai che in qualche modo la popolazione dovrà regolare il numero degli individui per non entrare in conflitto sulle risorse ...
                      Quest'ultimo concetto mi sembra veramente di difficile adozione prima che, come qualcuno ha fatto notare, l'umanità non si trovi ad affrontare una vera dolorosa crisi, che sposterà le priorità rimodulando le necessità in funzione dell'incolumità e sopravvivenza fisica dei singoli individui.
                      Tornando al tuo punto di vista, dove dici che le cose sono due ... hai perfettamente ragione: tu hai scelto quale delle due abbracciare - lo stesso farà ogni individuo, il problema è che difficilmente la scelta sarà unanime, quindi ti ritroverai a fare i conti con una popolazione composta di individui che vorrebbero comportarsi secondo la 1 e altri che vorrebbero farlo secondo la 2... qui si che saremo daccapo - cioè esattamente come adesso più o meno, con l'unica differenza che di coppie di alternative ne esistono più di una...

                      Per quanto riguarda il topic, è sicuramente meno delirante di "attacco int o din" o se usare 2 primi stadi sul monobombola ... per citarne un paio e non mi dispiace affatto tu l'abbia aperto.
                      Se avessi molto più tempo potrei fare molte più cose.
                      L'ottimista pensa che viviamo nel migliore dei mondi possibili, il pessimista teme che sia vero.

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                      • #41
                        bene....bravi...dopo tutto sto popo di noi qui noi là, 2 + 2 fa 5, e quant'altro possa astrarre il nostro circolare sul suolo terricolo e cementicolo ricordo a voi che siamo un soffio, la nostra permanenza è na mimosa che sboccia appassita, questo mio scritto è già passato, il presente non esiste, il futuro rotola nella nullità del presente. quindi visto che sta discussione, come tutte le discussioni, è tra morti, e non potenziali morti, ma morti veri portiamola sul terreno corretto....la domanda è : come vorrei vivere il mio passato? le ratio filosofiche discettano su cosmo e panza....questo soffio mi sarebbe piaciuto viverlo a fianco di persone, camminare a fianco di persone, ridere a fianco di persone....come natura sembrava indicarmi...così non sarà, ma essendo passato, così non è stato....quel poverello di marx, nipotino cerebroleso di tal Gesù, vedeva nel comunismo l'unico attrezzo per arrivare all'anarchia, al camminiamoci a fianco, ma l'uomo deve camminare avanti o dietro, è nato schiavo di se stesso,demanda ad altri il suo passato terreno. Gesù, anarchicone, aveva ben compreso la brevità temporale, la necessità nel breve tempo del camminarsi a fianco per avere un senso, semmai di un senso avessimo bisogno, tanto da lasciarsi appendere e appendere a fianco di altri..appena appeso, l'uomo schiavo ne ha fatto un leader, uno che cammina davanti, per un po' di abbelinati un dio.........siamo schiavi del passato e .......morti........
                        ......lasciami l'orgoglio di essere solo un uomo...

                        Commenta


                        • #42
                          cesare un mito !
                          Non so quale porzione del suolo terricolo o cementicolo tu sia stato solito calpestare, ma se fosse stata Roma mi avrebbe fatto piacere camminare e farmi due risate al tuo fianco con una birra in mano. Avremmo anche potuto sederci però... al passato... da morti qual siamo.

                          Grazie.
                          Se avessi molto più tempo potrei fare molte più cose.
                          L'ottimista pensa che viviamo nel migliore dei mondi possibili, il pessimista teme che sia vero.

                          Commenta


                          • #43
                            Originariamente inviato da cesare Visualizza il messaggio
                            bene....bravi...dopo tutto sto popo di noi qui noi là, 2 + 2 fa 5, e quant'altro possa astrarre il nostro circolare sul suolo terricolo e cementicolo ricordo a voi che siamo un soffio, la nostra permanenza è na mimosa che sboccia appassita, questo mio scritto è già passato, il presente non esiste, il futuro rotola nella nullità del presente. quindi visto che sta discussione, come tutte le discussioni, è tra morti, e non potenziali morti, ma morti veri portiamola sul terreno corretto....la domanda è : come vorrei vivere il mio passato? le ratio filosofiche discettano su cosmo e panza....questo soffio mi sarebbe piaciuto viverlo a fianco di persone, camminare a fianco di persone, ridere a fianco di persone....come natura sembrava indicarmi...così non sarà, ma essendo passato, così non è stato....quel poverello di marx, nipotino cerebroleso di tal Gesù, vedeva nel comunismo l'unico attrezzo per arrivare all'anarchia, al camminiamoci a fianco, ma l'uomo deve camminare avanti o dietro, è nato schiavo di se stesso,demanda ad altri il suo passato terreno. Gesù, anarchicone, aveva ben compreso la brevità temporale, la necessità nel breve tempo del camminarsi a fianco per avere un senso, semmai di un senso avessimo bisogno, tanto da lasciarsi appendere e appendere a fianco di altri..appena appeso, l'uomo schiavo ne ha fatto un leader, uno che cammina davanti, per un po' di abbelinati un dio.........siamo schiavi del passato e .......morti........
                            .... Piccolo sunto (se ho compreso):





                            Ciao
                            Rana​

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                            • #44
                              .......

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